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Filip e Aleksandar: Inter, nel futuro ci sono 2 Stankovic. La situazione e il piano del club
Da mesi osservatori nerazzurri studiano e seguono con attenzione i progressi di Aleksandar Stankovic del fratello Filip. Dopo anni in giro a farsi le ossa, i due in estate potrebbero tornare a calcare i campi di Appiano.
Come sottolinea la Gazzetta dello Sport, tra qualche mese l’Inter si ritroverà a dover cambiare una fetta di squadra attuale in uscita e a riflettere su alcuni ex che in qualche modo ha ancora in pugno. I fratelli Stankovic fanno parte di questa seconda categoria.
"Aleksandar è un centrocampista, Filip un portiere. Venti anni il primo, 24 il secondo. Aleks può fare sia il regista sia la mezzala; il primo ruolo l’ha interpretato al Lucerna con Mario Frick allenatore, il secondo è quello con cui ora al Bruges ha scoperto la fase offensiva della sua vita da mediano. In Belgio ha fatto lievitare la percentuale di palloni recuperati nella metà campo avversaria e la media dei tiri in porta. Non è un caso dunque che sia riuscito a impreziosire le 30 presenze collezionate in campionato con 5 gol e 2 assist. I paragoni col padre già si sprecano e si riducono a quattro parole: chi è più forte? Per vedere Filip, invece, basta spostarsi a circa 280 chilometri da Milano. Siamo a Venezia e in cima alla classifica di B".
"Visti i singoli percorsi e una crescita che fa guardare al futuro con ottimismo, l’Inter valuta seriamente la possibilità di richiamare gli Stankovic alla base. Con Aleksandar, il cui ritorno appare scontato, il club può iniziare a svecchiare il centrocampo. L’Inter ha mantenuto un diritto di recompra a 23 milioni dal Bruges dopo averne incassati una decina nel 2025. Mentre Filip potrebbe tornare come secondo di Guglielmo Vicario — il designato post-Sommer — dopo l’esperienza in Laguna. Certo, ci sono in ballo discorsi anche con lo svizzero, che non è escluso rimanga con un ruolo più marginale e di chioccia, ma l’ipotesi Stankovic, che l’Inter riprenderebbe pagandolo praticamente la metà (avendo mantenuto il 50% della rivendita), intriga e non poco. Proprio lui quando salutò il Biscione specificò che «questo non è un addio». Una precisazione che oggi suona più attuale e reale che mai".
(Gazzetta dello Sport)
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