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Inter, Marotta conferma i piani mercato: il modello verrà replicato. Ecco le linee guida
Grande stagione per l'Inter che ha conquistato il ventunesimo scudetto e anche la decima Coppa Italia. Dopo la scorsa stagione, conclusa con la brutta finale di Champions persa col Psg, i nerazzurri si sono subito rialzati. Ma per la dirigenza non è certo il momento di fermarsi, si guarda già alla prossima stagione.
"Il presidente nerazzurro Marotta conferma i piani dell’Inter anche sul mercato, che non prescinderà dalla solita ossatura di italiani. Nella finale contro la Lazio, gli italiani erano presenti in tutte le zone di campo: uno in difesa, uno nel mezzo, e poi il jolly tuttocampista. Ovvero Bastoni, Barella e Dimarco, la spina dorsale dell’Inter che ha preso per mano il gruppo di Chivu e l’ha condotto in cima all’Italia. Intera, dalla Serie A alla Coppa. Dalla delusione per la mancata qualificazione al Mondiale all’apoteosi ner-azzurra. I processi, dopo l’amara serata vissuta in Bosnia il 31 marzo scorso, erano partiti un po’ per tutti: Bastoni aveva compromesso il playoff con l’espulsione, Barella non aveva dato l’apporto che garantisce in Italia, Dimarco non era riuscito ad imbeccare i compagni con uno dei tanti assist. Ma in meno di un paio di mesi il tris di azzurri è stato capace di mettersi alle spalle critiche spesso eccessive e ripartire per il bene dell’Inter", si legge su La Gazzetta dello Sport.
"Un doblete tutt’altro che scontato. Non solo per le condizioni in cui Chivu aveva ereditato la squadra, ma pure perché l’Inter è riuscita a mettersi alle spalle pronostici che nel tempo si sono rivelati del tutto sballati e momenti complessi. E per certi versi lo ha fatto soprattutto grazie ai suoi azzurri. Un gruppo che come sottolinea Marotta è costruito attorno al giusto mix tra stranieri ed italiani, un modello che verrà replicato. L’uomo copertina di un doppio trionfo che entrerà nella storia si può identificare in Bastoni, che dalla simulazione su Kalulu contro la Juventus e l’espulsione rimediata in Bosnia ha respinto il concerto di fischi piovuto in ogni stadio d’Italia riuscendo a mettersi alle spalle il momento più complicato della sua intera carriera. Poi ci sono Dimarco, che anche in finale si è confermato letale causando l’autogol di Marusic, e Barella, in grado di fornire la solita prova di sostanza e qualità. Insomma: forse basta una tonalità di nero per far tornare splendente anche l’azzurro", aggiunge Gazzetta.
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