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Antonello: “Nessuna speculazione edilizia. Il nuovo stadio ha un unico scopo”

Getty Images

La replica dell'amministratore delegato dell'Inter: "San Siro ha fatto il suo tempo. Non ci saranno aumenti dei prezzi dei biglietti"

Fabio Alampi

Alessandro Antonello, amministratore delegato dell'Inter, in un'intervista concessa all'edizione milanese del Corriere della Sera respinge con forza le accuse dei comitati che chiedono di non demolire il Meazza: "Quella dei club non è un'operazione speculativa. Siamo rientrati all'interno dei parametri del Pgt. L'unico interesse che hanno i club è di avere uno stadio moderno che possa supportarli nello sviluppo e renderli competitivi con gli altri club. Non c'è nessuna volontà di fare speculazione edilizia. Noi siamo club di calcio, giochiamo a calcio, ma vogliamo avere infrastrutture che ci garantiscano risultati a livello europeo. È il nostro unico scopo".

Dopo la lunga tregua elettorale avete accettato di rientrare nelle volumetrie previste dal Pgt. Perché?

"Abbiamo accettato la riduzione delle volumetrie per manifestare la volontà di perseguire quello che è un obbiettivo importante non solo per i club ma anche per la città. Meno volumetrie significano 50 mila metri quadrati di verde in più e uno stadio ecosostenibile".

Perché non la ristrutturazione del Meazza?

"San Siro, seppur iconico, ha fatto il suo tempo. C'è bisogno di uno stadio moderno, attrattivo e soprattutto sicuro. Gli impianti italiani hanno un'età media di 74 anni. In Europa negli ultimi 10 anni sono stati realizzati 150 impianti per 20 miliardi di investimenti e soltanto il 9 per cento degli impianti è di proprietà privata".

Ma cosa impedisce la ristrutturazione di San Siro?

"L'intervento sarebbe stato così invasivo che avrebbe reso irriconoscibile San Siro. L'elemento identitario che oggi si vuole mantenere andrebbe comunque perso".

In caso di referendum o di dibattito pubblico sul Meazza cosa farete? Andate avanti o cercate un'altra soluzione?

"Per noi è fondamentale avere una certezza sui tempi. Più passano gli anni e più i nostri club diventano meno competitivi. Dobbiamo avere la certezza di poter fare i lavori entro una determinata data".

Che tempi avete in mente per il distretto sportivo?

"A valle del progetto stadio, dal 2026-27 al 2030-31".

Anche il sindaco Sala si dice preoccupato dal possibile aumento dei biglietti.

"Voglio chiarire subito. I ricavi addizionali non arrivano dall'aumento dei prezzi dei biglietti, ma dai ricavi indotti dai servizi aggiuntivi che uno stadio moderno può garantire. Non intendiamo modificare la struttura tariffaria, le curve ci saranno sempre, come i prezzi popolari".

L'altra preoccupazione riguarda le proprietà. I club si mettono in pancia il sì al nuovo stadio per poi rivendere le società.

"Sono due logiche completamente staccate. Il progetto dello stadio serve alle squadre per restare competitive a livello europeo. Quello che riguarda le proprietà è un altro livello che non deve essere collegato allo stadio".

Moratti, Berlusconi, Pellegrini. Tutti contrari alla demolizione di San Siro. Cosa rispondete?

"Probabilmente quando i tifosi vedranno il progetto del nuovo stadio guarderanno in avanti".

Quando si saprà se a vincere sarà la Cattedrale o gli Anelli?

"Dopo la scelta dello studio si partirà con la progettazione esecutiva che richiederà mesi di lavoro perché significa disegnare lo stadio nei minimi dettagli. Speriamo entro la fine del 2022 di chiamare la Conferenza dei servizi a cui tocca valutare il progetto".

Con la riduzione delle volumetrie si ridurrà anche l'investimento di 1,2 miliardi? Ci sarà un contributo extra per le case popolari di San Siro?

"Andremo a rivedere le volumetrie e capiremo che tipo di investimento andremo a fare. Per il contributo extra c'è un tavolo sempre aperto con l'amministrazione".

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