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Conte-Eriksen, questione personale: ieri l’ultimo sfregio. E qualcuno spieghi quei 4 minuti

Fabio Alampi

La convivenza tra i due è diventata ormai impossibile: situazione insostenibile, la società intervenga

Inter-Real Madrid, minuto 86: con la squadra sotto di due gol e ormai rassegnata alla sconfitta, Antonio Conte richiama in panchina Romelu Lukaku. Al suo posto entra Christian Eriksen, che non scendeva in campo addirittura dal 31 ottobre (zero minuti giocati a Madrid, zero contro Atalanta e Torino). Fuori dal progetto del tecnico nerazzurro, pubblicamente scaricato dalla dirigenza, finito sul fondo delle gerarchie del centrocampo interista, ieri scavalcato persino da Stefano Sensi, tornato ad allenarsi con il resto del gruppo solamente il giorno prima. L'ennesimo atto della distruzione di un talento universalmente riconosciuto, la cui permanenza a Milano si è ben presto trasformata in un incubo.

SFREGIO - I due non si prendono, non si sono presi e la situazione non cambierà: impossibile pensare a un futuro insieme all'Inter, uno dei due (se non entrambi) è destinato a cambiare aria quanto prima. Conte è l'allenatore e fa le sue scelte, è pagato proprio per quello, ma ieri sera è andato oltre: mettere in campo Eriksen a 4 minuti dalla fine, da esterno di centrocampo, con la squadra in inferiorità numerica, sotto di due gol e ormai completamente sfiduciata, è sembrata una punizione vera e propria. Un'umiliazione bella e buona, quasi come se la questione fosse ormai diventata personale. Un vero e proprio sfregio, citando le parole usate ieri da Paolo Condò a Sky Sport.

QUALCUNO SPIEGHI - L'Inter deve uscire da questo imbarazzo, per il bene della squadra e di tutti i tifosi. Eriksen si è comportato da professionista, scendendo in campo quando chiamato ed evitando, così, di gettare altra benzina sul fuoco: in molti, al suo posto, probabilmente si sarebbero rifiutati. Le sue dichiarazioni dal ritiro della Danimarca non sono piaciute, ma Conte mente quando dice di avergli concesso più occasioni rispetto ad altri compagni: meno di lui in stagione hanno giocato solamente Ranocchia (una riserva), Sensi (tartassato dagli infortuni), Pinamonti (ultima scelta in attacco) e Nainggolan (altro elemento fuori dal progetto contiano), oltre ai portieri Radu e Padelli. È arrivato il momento di prendersi le proprie responsabilità: l'Inter merita spiegazioni.