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Djorkaeff: “La rovesciata? Moratti voleva una statua. Icardi, colpa di tutti. L’Inter sta…”

L'ex nerazzurro ha parlato ai microfoni de la Gazzetta dello Sport

Marco Macca

Quella rovesciata è ancora impressa nella mente e nei cuori di tutti gli interisti, anche se Yuri Djorkaeff, per il popolo nerazzurro, è stato molto di più. Classe pura, talento cristallino, uno dei pupilli dell'ex presidente dell'Inter, Massimo Moratti. Quella rovesciata alla Roma del 5 gennaio 1997 è diventata presto un simbolo, dato che proprio lo stesso Moratti voleva realizzarne una statua. Tra passato e presente nerazzurri, Djorkaeff si è raccontato alla Gazzetta dello Sport:

ROVESCIATA - "Quel giorno avevo addosso così tanta fiducia che mi sembrò naturale andare fin lassù per provarci. E se ci ripenso oggi, come prima cosa rivedo San Siro e poi mi risento addosso quella pazzesca sensazione di libertà che mi avevano dato i compagni, il club, i tifosi. l’ho portata in tasca per anni, la usavo come passaporto... In verità il presidente avrebbe voluto farne una statua da mettere fuori San Siro, ma lo stadio non è di proprietà dell’Inter e non si poteva. Cosa potevo dirgli? Mi venne solo: ‘Pres, sono onorato’. Non immaginavo che più di vent’anni dopo, incontrando tifosi nerazzurri e anche no, mi sarei sentito ancora chiedere di quel gesto. Ma sapevo già che quel gol in realtà non era mio, ma di tutti gli interisti. Per questo ho sempre detto che è un po’ il simbolo dell’Inter: istinto e coraggio".

GAP CON LA JUVE - "Oggi in Italia è Juve contro tutti. Non è lontana solo l’Inter, sono lontane tutte: questo è il vero problema. Però so e vedo che l’Inter sta cercando di ricreare un qualcosa di simile a quello che fu il regno di Mourinho. Quando Moratti ha venduto la maggioranza, un pezzo dell’Inter se ne andò: è cambiato quasi tutto, ci vuole tempo. I 24 punti di distacco? Non l’avrei mai detto: l’Inter che avevo visto nel girone di Champions mi faceva pensare ad altro. Ricordo la sorpresa della sera di Inter-Psv, ma se si razionalizza è giusto dire che la faccia dell’Inter è ancora quella: non ha la continuità che serve. Anche se dietro i suoi sbalzi di rendimento c’è qualcosa che mi piace: qualità nella quantità".

VOLATA CHAMPIONS - "E penso che l’Inter riuscirà ad arrivare terza anche quest’anno: vedo una squadra pronta per lo sprint finale e la partita con la Roma può essere l’ultima spinta".

ZAMORANO - "Più simile a Lautaro che a Icardi? Sì, Bam Bam non era solo disposto a giocare per gli altri: ne aveva bisogno, come aveva bisogno di difendere, rincorrere gli avversari. Icardi ha bisogno soprattutto di fare gol, è più un centravanti che aspetta il gol. Può giocare anche da solo: Zamorano non ne era capace".

CASO ICARDI - "Un problema di comunicazione, anzitutto. E di alti e bassi nel rapporto fra giocatore e club: sa quanti ne ho visti fra Neymar e il Psg? Il problema è più complesso, non riguarda solo l’Inter ma il calcio com’è diventato oggi: i giocatori hanno più potere e meno senso di appartenenza. Anche per colpa dei club, però: io divido le responsabilità".

IL SERPENTE DELL'INTER - "D’istinto verrebbe da dire Nainggolan, ma per certe cose lo trovo più simile a Winter che a me. No, un Djorkaeff in questa Inter non lo vedo, ma non è neanche così strano: è un calcio troppo diverso, più di vent’anni dopo. Però se qualcuno mi fa rivedere una rovesciata come la mia, sono solo contento...".

(Fonte: la Gazzetta dello Sport)

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