Inter-Parma, un film già visto. Il Var è morto. Lautaro, che succede? E Conte non ha un piano B

L’analisi di una partita fotocopia sbiadita di tante altre viste nel recente passato

di Gianni Pampinella

Il calcio è pieno di sliding doors, quelle porte girevoli che possono cambiare tutto. E si è ripetuta ieri al Meazza. Mancano pochi minuti al fischio d’inizio, ma Pairetto, l’arbitro designato, ha un problema muscolare, lo sostituisce Marco Piccinini. Eccola la sliding doors. Perché al minuto 66, tralasciando una direzione arbitrale non perfetta, Hakimi mette una palla tagliata in area, Perisic è in vantaggio su Balogh che strattona il croato e lo travolge. Il rigore è solare, Piccinini è lì a pochi metri, visuale libera, ma lascia correre. A questo punto tutti si aspettano l’intervento del Var (c’è Maresca), ma tra lo stupore generale non interviene. Errore clamoroso e non il grave problema è che non è il primo in questa stagione. Capita spesso, purtroppo, che il Var si inceppi.

Lo aveva notato anche Paulo Fonseca al termine di Milan-Roma, altra partita che ha visto due incredibili errori arbitrali: “Il Var interviene meno sui rigori“. Allora la domanda è, perché? Perché la più grande innovazione introdotta nel calcio negli ultimi decenni, come l’ha definita qualcuno, non interviene? Perché è stato depotenziato, o forse meglio dire spento, uno strumento che in molti invocavano da anni? Difficile trovare una risposta plausibile, la verità è che il Var è morto e per i club è arrivato il momento di alzare la voce. Lo ha fatto Beppe Marotta al termine della gara: “Tutti siamo a favore del fatto che la tecnologia limiti gli errori, ma un errore del genere è l’esempio che la tecnologia deve essere d’aiuto. Forse una dichiarazione arrivata con un po’ di ritardo, ma che non può passare inosservata. Bisogna mettere le cose in chiaro: il Var è stato spento definitivamente? Chi di competenza ce lo spieghi.

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Ma andiamo alla gara. In verità c’è poco da dire se non quella contro il Parma è stata una delle tante partite in fotocopia, sbiadita per la verità, viste anche la passata stagione. Una squadra mette il bus davanti la porta e l’Inter e Antonio Conte, vanno in tilt. Se è vero che è uno dei migliori allenatori nel preparare la partita, qualche difetto lo si nota nella lettura a gara in corso. L’Inter ieri è stata prevedibile, compassata, con poche idee ma ben confuse. Lukaku out e si è spenta la luce. Inutile nascondere che molto della manovra nerazzurra è incentrata sull’attaccante belga. Ma una squadra che ambisce a grandi traguardi, non può aggrapparsi a un solo giocatore. Ci vuole un piano B e al momento Antonio Conte non ce l’ha. Bisogna cambiare, anche a costo di andare contro i propri dogmi, potrebbe essere una soluzione. Magari iniziando dal proporre uno schieramento che possa permettere ad alcuni giocatori (Eriksen, Skriniar) di poter esprimere al meglio le proprie potenzialità.

Chiusura sui singoli. Questo Perisic, il gol non inganni, è esiziale, in alcuni momenti indolente. È ormai lapalissiano che fare l’esterno tutta fascia non è un ruolo adatto alle sue corde. Ieri Conte lo ha schierato da punta e ha fatto peggio.

Forse peggio del croato ha fatto Lautaro, perché da uno come lui ci si aspetta altro tipo di prestazione. In questo periodo l’attaccante Bahía Blanca è irriconoscibile. Nervoso, impreciso, non il solito Lautaro che i tifosi hanno potuto ammirare per buona parte della scorsa stagione. Forse la questione rinnovo del contratto ha tolto concentrazione al Toro. Occorre ritrovare lo smalto dei bei tempi e al più presto. Con Lukaku e Sanchez infortunati, l’argentino deve sobbarcarsi tutto il peso dell’attacco sulle spalle. Lo può e lo deve fare, le prossime due partite, Real Madrid e Atalanta, non ammettono errori.

 

 

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