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Sabatini: “Inter, serve orgoglio di appartenenza. Kroos? E’ una balla e su Bonucci…”

Andrea Della Sala

Il direttore di Suning Sports Group ha parlato del mercato dei nerazzurri e del lavoro del tecnico Spalletti

L'Inter ieri ha pareggiato 1-1 con lo Schalke 04 dando già una buona dimostrazione del lavoro fin qui fatto da Spalletti. Il tecnico si aspetta che prima dell'inizio del campionato la rosa venga integrata per poter competere con le altre squadre; sui possibili colpi del mercato nerazzurro ha parlato Walter Sabatini al Corriere dello Sport:

Cosa serve all’Inter per tornare l’Inter? 

«Intanto, come giustamente ha sottolineato Spalletti, serve un pensiero e un orgoglio di appartenenza. Chi gioca in nerazzurro deve sempre ricordare cosa è realmente l’Inter nel panorama internazionale. La rosa è fatta di tutti buoni calciatori, ma forse la caratterizzazione è mancata e con essa l’integrazione tatticamente giusta. Prima di tutto dobbiamo lavorare su questo. Se ci riusciremo faremo bene, anche se sarà una campagna acquisti molto difficile». 

Perché difficile? 

«Perché si sta vivendo dentro una bolla speculativa molto pericolosa. Oggi, per i calciatori in Italia, girano dei prezzi insostenibili. Quando scatta una clausola da 220 milioni, nonostante possa riguardare un top player, si produce un effetto che droga tutti i prezzi». 

 

 C’è qualcosa di vero nell’interesse dell’Inter per Kroos o è una balla?

«Una balla. E’ un’ipotesi che non ha nessun fondamento. E’ un auspicio dei giornali del Nord, ma non ha nessun fondamento». 

 

 Cosa pensa della  vicenda Bonucci?

«Francamente è sorprendente. L’ho sempre pensato come un giocatore istituzionale della Juve, ma è una vicenda comprensibile nel calcio di oggi che divora calciatori, dirigenti, allenatori. E’ un disastro che non riusciamo a percepire noi, ma neanche i calciatori che vincono e sono al sicuro, in una società come la Juventus. La decisione di Bonucci può essere solo figlia di un suo disagio. Non può essere una scelta di altra natura».

Lei ha scoperto molti giocatori: Nainggolan, Lichtsteiner, Gattuso, Pastore, Ilicic. Come si individua il segno del futuro campione? 

 «Il giocatore mi deve far male quando lo vedo, mi deve colpire. Si possono e si devono fare le analisi statistiche, guardare i dati. Ma il campione lo vedi perché ti produce una sorta di sofferenza interiore, una scudisciata, una bottiglia che si rompe, qualcosa di unico, che trascende la normalità. Il buon calcio lo fanno i buoni calciatori, dovremmo averlo imparato».