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Stankovic: “Triplete nasce a Kiev, Mou spaccò tutto. Deluso da Rafa. Io e l’Inter…”

Dejan Stankovic è l’ospite di Inter Legends, programma di Inter Channel dedicato ai giocatori più rappresentativi della storia recente nerazzurra. Dopo i vari Milito, Zanetti e Samuel, oggi tocca al “Drago”. LA STELLA ROSSA...

Daniele Mari

Dejan Stankovic è l'ospite di Inter Legends, programma di Inter Channel dedicato ai giocatori più rappresentativi della storia recente nerazzurra. Dopo i vari Milito, Zanetti e Samuel, oggi tocca al "Drago".

LA STELLA ROSSA - "Facevo il raccattapalle a Mihajlovic, Jugovic, Prosinecki. Era già bello condividere le emozioni di quella super squadra. Vedevo gli esempi, vedevo come era bello vincere. Già da piccolo ti facevano imparare come vincere, è importante vincere. A 18 anni ero già capitano, avevo il 10, il sogno da bambino, per la squadra che amo ancora adesso"

LAZIO - "Ero ragazzino, sottolinea sempre l'aiuto di Sinisa Mihajlovic. Il club aveva comprato tantissimi giocatori, voleva vincere lo scudetto, in Europa. Io ero solo un ragazzino, il primo anno mi sono trovato alla grande grazie a Sinisa. C'erano tantissimi nazionali di vari paesi. Ho trovato il mio spazio. Ho fatto più di 40 partite, abbiamo vinto la Coppa delle Coppe ma abbiamo perso lo scudetto. E non abbiamo capito ancora adesso come abbiamo fatto. Ma l'anno dopo abbiamo recuperato tutto, il -9 dalla Juve. Il gol di Calori è stato indimenticabile, è stato davvero bello trovarsi a Roma in quel periodo. La seconda stagione ho avuto qualche problema, forse mi sono rilassato. Invece ho trovato più concorrenza, ci potevano essere solo tre extracomunitari e io avevo Salas, Veron, Nedved e Boksic. Dovevo andare alla Fiorentina con Sinisa e Mancio ma è fallita. Dovevo andare con loro, era già tutto fatto. Poi ci sono stati problemi finanziari, cambiamenti. La squadra era buona, siamo arrivati in semifinale di Coppa Uefa contro Josè Mourinho che fece il miracolo con il Porto. Con Mancio abbiamo fatto un bel calcio, siamo andati in Champions, non si pensava ai problemi ma alla gioia. Nel 2004 andavo in scadenza, ho avuto tantissime offerte. Si parlava di Juve e Inter e la scelta è stata mia. Mi sono beccato un po' di fischi e contestazioni a Roma, la linea tra amore e odio è sottile. Non c'entrava nulla lo stipendio, non ero un mercenario. Volevo migliorare, ho scelto bene: ho scelto alla grande".

INTER - "Incontro di nuovo Zaccheroni, lottavamo per il quarto posto e l'abbiamo sudato. Eravamo lì fino alla fine, mi ricordo la vittoria ad Empoli con un Adriano straordinario: un Imperatore. E ci siamo guadagnati lo spareggio per la Champions. Con Zac abbiamo giocato bene, con lui ho giocato un bel calcio, avevo un bel rapporto con lui. Giocavo, nel 3-4-3, da centrocampista sinistro avanzato, mi lasciava grande libertà e io la sfruttavo. Poi è arrivato Mancio e pian piano abbiamo costruito un'Inter vincente. Nell'esordio abbiamo sofferto tantissimo, poi a San Siro siamo andati subito sul 2-0 con gol mio. Quell'anno si aspettavano tanto in tanti, abbiamo vinto la Coppa Italia e per noi, in quel periodo, era come la Champions. Si aprivano le porte piano piano. Facevamo un bel calcio nell'anno dei pareggi ma il calcio è così, lo accettavamo. Facevamo tantissime occasioni ma non riuscivamo a segnare"

I GOL ALL'AJAX - "Mi ricordo in quel periodo si parlava tantissimo del mio ruolo. Io dovevo sempre rispondere che potevo giocare ovunque. Potevo fare qualsiasi ruolo"

CAMPIONATO 2006 - "97 punti tanta roba, 17 vittorie di fila. Partivamo dall'Udinese per finire con l'Udinese. Era un periodo delicato per il calcio italiano con Calciopoli, non voglio ricordare. C'erano squadra in difficoltà, come Milan e Juve, ma noi eravamo stra-forti e abbiamo meritato tutto quello"

IL GOL NEL DERBY E L'ESULTANZA CON MANCIO - "C'era un aneddoto. La mattina del derby abbiamo provato i calci piazzati e Mancio mi disse: ma non riesci a mettere manco una palla. Lì faccio gol, faccio un assist. Sul 2-0 vado lì e festeggio con Mancio, è stato davvero bello ma se fosse durata altri 5 minuti non so come finiva. Dopo il rosso a Materazzi eravamo in difficoltà ma erevamo belli compatti, una bella squadra"

INFORTUNI NEL 2008 - "L'anno dopo ho avuto la flascite plantare, l'abbiamo curata in tutti modi, alla fine è passata. Ero al 60% ma la maglia la sudavo sempre, davo sempre tutto in campo. Ebbi anche un problema alla caviglia. Abbiamo dilapitato tanti punti, avevamo il match point contro il Siena ma il calcio è strano e ci siamo giocati lo scudetto a Parma. All'intervallo perdevamo lo scudetto, c'era la pioggia e io mi sono detto: no ti prego non è che mi torna indietro lo scudetto vinto con la Lazio. Poi è entrato Ibra e l'ha risolta in 10 minuti. Mi ricordo che mi misi in ginocchio davanti alla Curva, alla fine anche il sangue del naso. Emozioni bellissime"

L'ARRIVO DI MOURINHO - "I giornali mi mandavano via ogni giorno. Il presidente aveva fatto la sua scelta, via Mancio e Sinisa e tutti mi mettevano su quel treno. Io ero in America, ho fatto un po' di telefonate. Mi hanno detto: aspettiamo José. Il 16 luglio Josè mi ferma e mi dice: aspettavo te. Ho pensato: ecco ora mi comunica che devo fare le valigie. E lui invece mi prende e mi dice: voglio Lampard ma è difficile, tu sarai la mia scommessa, voglio scommettere su di te. Non mi interessa che sei amico di Roberto, chi dice che non possiamo diventare amici in tre mesi. Con quel discorso José mi ha comprato per tutta la vita. Poi si è visto il rapporto di José con tutti, lui tirava fuori l'ultima goccia di sudore da ognuno, tu riuscivi a giocare sempre meglio dando ogni goccia che avevi. Non riesco nemmeno a spiegarlo"

MOURINHO - "Ha portato qualcosa di nuovo, come affrontava i giornalisti, come faceva le conferenze. Era uno show. E' stato un anno bello, in Champions non eravamo pronti, il Manchester sapeva già come giocare quelle partite. Potevamo fare meglio ma alla fine vinse la squadra che meritava di più".

L'ANNO DEL TRIPLETE - "José carico a mille, prese la spina dorsale con Lucio, Thiago, Wesley e Milito. Poi c'era la grande esperienza di Eto'o, con la sua abitudine a vincere. Arrivò anche Pandev. Il derby contro Leonardo? Wes arrivò il giorno prima e giocò alla grande ma facemmo un calcio stupendo e tutti quelli che avevano parlato dopo la Supercoppa e il Bari si sono calmati. Tutti aspettavano che cadessimo. Contro la Dinamo Kiev al 95' eravamo fuori, lì si è visto l'orgoglio e la voglia di non mollare. Un grosso pezzo di Champions è nato a Kiev. Nell'intervallo non avevo mai visto José così arrabbiato, ha sfondato il lettino dei massaggi e ha detto: voglio uscire perché ci battono, perché sono più forti, non così. Agli ottavi abbiamo affrontato una grande squadra contro il Chelsea. All'andata così così, potevamo fare meglio. Ma al ritorno..."

IL GOL COL GENOA - "Non ho avuto il tempo di pensare, sapevo che potevo arrivare in porta. E' il momento, non si può spiegare. E' il momento che ho deciso di calciare"

IL TRIPLETE - "Il Cska Mosca era sottovalutato ma pericoloso. Se l'avessimo sottovalutato rischiavamo. Col Barcellona era praticamente una finale, era troppo difficile battere quel Barcellona e noi l'abbiamo fatto. Alzare la Champions è l'apice di una carriera, solo chi può alzare la Coppa del Mondo può capire. Ma perché non ha la possibilità di vincere un Mondiale la Champions è il top"

LA TRIPLETTA COL PARMA - "Eravamo anche sotto, era per me il segnale che stavo ancora bene"

LO SCHALKE - "L'ho cercato, peccato che abbiamo perso altrimenti avrebbe avuto un altro valore. Lì è la conferma che posso segnare da 50 metri".

IL MONDIALE PER CLUB - "Siamo stati anche fortunati perché non so come abbia fatto la squadra brasiliana a perdere. Faccio gol, poi sono stato molto sorpreso di non partire titolare in finale. Mi è rimasto un po' in gola quella cosa perché ti aspetti di non giocare perché fai male, invece giocai bene. Ero certo di giocare, ero certo di essere titolare più di Julio Cesar. Ci rimasi male, io faccio sempre gruppo, lì me la sono tenuta ma la sera era deluso. Sono entrato, ho fatto l'assist a Biabiany, abbiamo alzato un trofeo molto più prezioso per noi, per il gruppo e per la società".

IL 2012 - "Alla fine mi sono dovuto operare, è cominciata la vecchiaia, dovevo inseguire il gruppo. E' stato un anno brutto. Meglio a 33-34 anni che a 23. Alla fine dovevo pagare i conti dei chilometri fatti. Ma non cambierei nulla nella mia carriera. Forse potevo dare di più, forse no. Forse potevo vincere di più, forse no. Ho vinto 25 trofei, non sono pochi e sono orgoglioso. Non ero un fenomeno ma tenevo al gruppo. Ero semplice, umile, uno che ha sempre sudato la maglia. Sono molto felice di aver fatto una carriera da Dejan Stankovic.

L'ULTIMO ANNO - "Volevo fare almeno una presenza per salutare i tifosi. A Catania sono entrato nella ripresa ma dopo uno scatto di 70 metri volevo svenire, ho detto: che figura che faccio. E alla fine piano piano abbiamo ribaltato la partita. Sono stato molto fermo e si è visto contro il Bologna, mi sono fatto male al 60'. Si vede che non ero pronto. Nell'ultima partita era come una partita d'addio, era come un debutto. Tutti ad applaudire, l'emozione che provavo. Lì è stato un vero saluto ai tifosi nerazzurri. Quando ho capito che non potevo dare quello che si aspettavano da me ho deciso di chiudere in bellezza, senza alcun rammarico"

IL SALUTO A SAN SIRO - "Solo chi le vive può capire l'emozione, ho dovuto rivedere le scene. Non mi ricordavo gli striscioni, c'erano i miei gol sul maxischermo, non ho visto neanche mia moglie. Ero davvero in trance. Non smetterò mai di ringraziare il presidente Moratti e la sua famiglia per l'opportunità di difendere questi colori con orgoglio, di vestire questa maglia. Moratti è un simbolo per ogni giocatore che abbia vestito questa maglia".

BOSKOV - "Ha lasciato un segno nel mondo, è stato un grande per come scherzava con i giocatori e per come li trattava".

PANTELIC - "Ci siamo conosciuti nei pulcini della Stessa Rossa. L'amicizia nata con una mega-rissa, una cosa spaventata. Gli diedi una testata, lo mancai perché lui la schivò e me la restituì: doppio dolore. Alla fine gli ho fatto da testimone di nozze"

CHIVU - "Amicizia vera, fratellanza vera. E' uno dei difensori più forti che ho visto. Io dico che ha giocato a rugby perché ha avuto infortuni stranissimi. QUando stava da Dio eravamo tutti preoccupati perché prima o poi qualcosa succedeva2

LO STADIO DELLA STELLA ROSSA - "Trema tutto quando metti la mano sul muro nel tunnel. E' davvero il 12esimo uomo in campo, è emozionante. Con la Lazio abbiamo vinto e gli unici due a non festeggiare eravamo io e Sinisa"

TRE MONDIALI - "Lì la politica ha avuto il suo ruolo. Abbiamo tenuto il nome Jugoslavia, poi Serbia-Montenegro e poi solo Serbia. Per me la Nazionale è la Nazionale, ero molto orgoglioso di rappresentare tutte e tre le maglie ma la Serbia è il top".

JULIO CESAR - "E' il numero uno, con i piedi poteva fare qualsiasi cosa. Avevamo un grande legame, era il miglior portiere al mondo. Eravamo grandi amici con lui, Thiago, Maic"

MATERAZZI - "Abbiamo diviso la stanza per tanti anni, bei ricordi. Ci sentiamo ancora adesso, era uno che non si nascondeva, diceva quello che pensava. Era un leader dentro lo spogliatoio, sono contento che ha vinto il Mondiale, con l'Inter, lo merita. Uno sincero, aperto. Uno che ammette i suoi errori: un fratello".

MADRID - "Mi scendevano le lacrime quando salivamo le scalette. C'era José in panchina ma in finale poteva succedere di tutto. E' la notte dei sogni, l'abbiamo meritata, belli compatti".

MIA MOGLIE - "Era la sorella di un mio compagno, Acimovic. Mi sono innamorato a prima vista, abbiamo tre splendidi bambini. Le devo tantissimo, se non c'era lei non so dove sarebbe Dejan Stankovic. Abbiamo superato tutti i momenti, belli o brutti"

COSA FARO' DA GRANDE - "Io da grande voglio fare Luis Figo, dicevo nello spogliatoio. Io lo chiamavo generale, lui ha stile e classe. E io dicevo sempre: io da grande voglio fare Luis Figo, per me il numero uno"