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De Paola: “Juve, col Monza l’apoteosi dell’allegrismo più deprimente: per lo scudetto…”

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"Dopo due stagioni penose, in cui la Juve ha fallito tutti i traguardi è tempo di puntare allo scudetto", commenta De Paola
Matteo Pifferi Redattore 

Intervenuto sulle colonne di Sportitalia.com, Paolo De Paola, giornalista, ha analizzato così il percorso della Juventus, al momento prima in classifica in attesa di Napoli-Inter:

De Paola: “Juve, col Monza l’apoteosi dell’allegrismo più deprimente: per lo scudetto…”- immagine 2

"Dopo due stagioni penose, in cui la Juve ha fallito tutti i traguardi è tempo di puntare allo scudetto. Lo hanno capito i giocatori bianconeri, ma fa finta di non capirlo il loro allenatore appiattito sull’obiettivo minimo posto dalla società. Ormai lo dicono apertamente tutti, dopo Rabiot lo ha ribadito anche Gatti. I giocatori vogliono vincere lo scudetto nonostante il “non gioco” imposto da Allegri. Curioso che a ogni minimo segnale di reazione, anche istintiva, scomposta o rabbiosa poi corrisponda il gol come nel caso dell’1-2 di Gatti. Il traguardo però non si raggiunge con prestazioni orribili come quella di Monza. L’apoteosi dell’allegrismo più deprimente: difesa a oltranza e botta di culo finale. Se questo è calcio, meglio abbandonare lo stadio e attendere direttamente il risultato finale"


De Paola: “Juve, col Monza l’apoteosi dell’allegrismo più deprimente: per lo scudetto…”- immagine 3

"Tanto è una scommessa perché sai che un golletto prima o poi arriva, il resto è sofferenza. Eppure non è questione di qualità dei giocatori. Lo ha insegnato Spalletti che ha saputo rinunciare a Koulibaly, Mertens e Insigne facendo di necessità virtù. Basterebbe copiare e incollare. E dire che Giuntoli ce la sta mettendo tutta per aiutare Allegri andando a rivitalizzare gente come Rugani o Alex Sandro (un po’ come fece a Napoli con Mario Rui e Lobotka) e infondendo fiducia in giocatori di secondo livello perché, al contrario del suo allenatore, ritiene che tutti possano dare il loro contributo e che la differenza si possa fare anche senza eccellenze. È proprio la guerra fra due mondi e due modi di interpretare il pallone. Qui non si tratta di scommettere su un allenatore che già sente il proprio destino segnato".

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