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Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex capitano dell'Inter Beppe Bergomi ha parlato della sfida con la Juve e del momento della squadra di Chivu
Bergomi, qual è la sfida alla Juve della sua vita?
«La mia prima da professionista è stata proprio con la Juventus, in Coppa Italia, il 30 gennaio 1980. Avevo 16 anni, entrai nello 0-0 di Torino, ma avevamo perso 2-1 all’andata... Nella mia prima volta in campionato nella stagione successiva vincemmo 1-0 con gol di Carletto Muraro. Io marcavo Marocchino, che ancora oggi quando mi vede mi dice: “Che tigna che avevi quel giorno...”. Non l’ho mollato un secondo. Ma se devo scegliere un solo derby d’Italia, dico il 4-0 del 1984 con i due gol di Rummenigge, uno di Collovati e uno di Ferri: per la prima volta facevo il libero e andai benissimo. Battere la Juve è sempre stata dura, anche quando eravamo superiori noi: ad esempio, nell’anno dello scudetto dei record è finita due volte 1-1...».
La tendenza è la stessa degli ultimi anni: l’Inter è superiore, ma delle ultime 7 in A ne ha vinta una...
«Non c’è dubbio, questa partita è diversa, più dura delle altre. Anche stavolta sarà difficile: mi aspetto alta intensità, per me vince chi riesce a prendere maggiormente il controllo del gioco. Se Chivu lo cede a Spalletti, rischia parecchio perché la Juve ha giocatori complicati per la difesa nerazzurra, soprattutto gli esterni Yildiz e Conceiçao che possono obbligare i quinti ad abbassarsi e creare così pericoli».
Il turco e il portoghese sono proprio la tipologia di giocatori che mancano a Chivu?
«Il sistema dell’Inter non concepisce esterni così, gli Yildiz e i Conceiçao hanno senso quando devi saltare l’uomo e allargare le difese. Per i nerazzurri i giocatori da uno contro uno potrebbero essere una soluzione solo a partita in corso, perché la rosa è costruita diversamente e deve avere due punte di partenza».
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