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Bruno: “Inter la più forte, non si discute. Ma una cosa fa riflettere. Stasera tifo Como”
Intervistato da Repubblica, Pasquale Bruno ha parlato della semifinale di Coppa Italia tra Como-Inter. L'ex giocatore, inoltre, ricorda il suo periodo con la maglia dei lariani. "Un bellissimo gruppo: tutti giovani, con i figli piccoli, in una città meravigliosa. Ci vedevamo spesso a cena con le mogli e i bambini, eravamo una famiglia e infatti ci vogliamo bene ancora adesso. Come squadra, la nostra mi ricorda molto il Como di oggi. Certo, questo ha una proprietà miliardaria, ma quanti club ricchi buttano via i soldi sul mercato? Invece, oggi come 40 anni fa, il Como spende con intelligenza, va a cercare i giocatori giusti, con grandi prospettive. Tra i miei compagni nei quattro anni in cui sono rimasto lì, dal 1983 al 1987, Tempestilli è andato alla Roma, Matteoli all'Inter, Borgonovo al Milan, Fusi al Napoli, Mattei alla Fiorentina".
«Mi volle proprio Marchesi. Perché anche i tecnici di quella squadra hanno fatto carriera: Bianchi ha vinto il primo scudetto del Napoli e con Mondonico sono arrivato a quella maledetta finale di Coppa Uefa con il Torino. Io non li chiamerei allenatori, erano gestori: sapevano lavorare con ragazzi che avevano personalità e carattere, ci davano le dritte giuste ma non ci soffocavano, decidevamo sempre noi la giocata o magari, in difesa, lo scambio di marcatura. Non come oggi, con quelli che io chiamo calciatori da subbuteo, che in campo sono mossi con la cordicella dall'allenatore in panchina. Sempre lo stesso copione: costruzione dal basso, palla avanti, palla indietro e ancora palla avanti. Che noia, tutte le partite uguali. Poi vedi giocare Nico Paz e capisci cosa è veramente il calcio».
«Mi piace che sono tutti giovani e con un fisico normale, non giganti. Sono convinto che i grandi calciatori abbiano una statura media, un passo, un'eleganza, una tecnica che chi è troppo alto non può avere. Fabregas ha riprodotto il gioco del Barcellona suo e dei suoi compagni di merende a centrocampo. Solo i difensori sono altissimi: ormai sembra che se non sei almeno 1,90 là dietro non puoi trovare spazio. Ma mi chiedo: Fabio Cannavaro, che è 1,76, oggi non potrebbe giocare ad alti livelli? Ma li vedete i difensori di adesso?».
«La più forte d'Italia, non si discute. Che ha 10 punti di vantaggio in campionato ma in Champions è uscita con il Bodø, una squadra normale. E questo fa riflettere. Certo i norvegesi sono ben organizzati e corrono tanto ma anche ai miei tempi gli altri andavano più veloce di noi. Però le squadre italiane avevano i fuoriclasse che facevano la differenza. Non voglio vincere facile con Maradona, ma insomma abbiamo portato a casa un Mondiale nel 2006 tenendo in panchina uno tra Totti e Del Piero».
«Certo. Sopra a tutto ci sono il Torino, la mia vita, e il Lecce, la squadra della mia città. Ma poi c'è il Como. Quella maglia mi ricorda un gruppo favoloso».
(Repubblica)
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