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Buonfiglio (CONI): “Figc si commissaria solo per questioni gravi. Anche se Gravina si dimettesse…”

Buonfiglio (CONI): “Figc si commissaria solo per questioni gravi. Anche se Gravina si dimettesse…” - immagine 1
Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente del Coni Buonfiglio ha parlato del momento della Nazionale dopo la mancata qualificazione
Andrea Della Sala Redattore 

Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente del Coni Buonfiglio ha parlato del momento della Nazionale dopo la mancata qualificazione ai mondiali:

Presidente Buonfiglio come si risolve una crisi così grave?

«Ho voluto vivere il momento della Nazionale in ogni sua situazione. Quindi bisogna partecipare, sono stato vicino alla squadra, al suo tecnico, ai suoi dirigenti, ho voluto vedere le partite, prima a Bergamo e poi a Zenica. Ovvio che il calcio venga vissuto con una passionalità fuori dal comune. Di fronte a una delusione simile, come l’ennesima esclusione dal Mondiale, le domande del tifoso sono: cosa facciamo questa estate? Cosa vedremo in tv? E qui si scatena la rabbia. E noi sappiamo che la rabbia non costruttiva fa solo danni».


D’accordo, cosa si deve fare?

«Il calcio è una realtà molto complessa, con tante componenti, va affrontata con serietà. Da presidente del Coni, quindi di un ente pubblico, devo accantonare qualsiasi tipo di passionalità e rispettare lo statuto del Coni, quello delle federazioni e le regole».

Cosa vuol dire?

«Significa che il Coni può commissariare una federazione per gravi mancanze amministrative, per esempio quando i conti non tornano, ci sono ammanchi, quando gli organismi non funzionano, per inefficienza, se non viene presentato il bilancio nei tempi utili, ci sono perdite patrimoniali, c’è una cattiva gestione etico morale, organizzativa, si verifica il mancato inizio dei campionati».

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Tutto questo non c’è, ma nel calcio si sta verificando una grave emergenza.

«Anche qualora dovesse dimettersi, spetterebbe a Gabriele Gravina il potere di portare alla nuova assemblea l’elezione del consiglio federale e del nuovo presidente».

Dodici anni senza Mondiale, che poi diventano 16 anni, senza la maggiore competizione internazionale, stanno scatenando una parte della politica che reclama una svolta.

«Premesso che la politica ha seri grattacapi a livello internazionale, il mondo dello sport attraverso le federazioni e i suoi dirigenti dovrebbe essere in grado di risolvere le situazioni critiche che gli competono, o quanto meno di illustrare il cammino più idoneo ad affrontare la delusione che stiamo vivendo. La Federcalcio è una azienda importantissima a livello nazionale che va oltre gli aspetti sportivi. Resto convinto che il consiglio e il suo presidente, con capacità di analisi, attueranno una strategia chiara e adeguata al momento difficile che stiamo vivendo».

Quale sarebbe questa strategia? Orientata dalla sua esperienza e dal ruolo di presidente del Coni.

«L’accordo delle componenti, delle rispettive Leghe, dell’Associazione calciatori, di tutti gli agenti in campo può concorrere a creare la piena dignità di partecipazione per la nostra squadra azzurra sullo scenario internazionale».

Qui entrano in gioco le leghe, per esempio la serie A.

«Le società investano sui settori giovanili, facciano giocare i talenti italiani, sono convinto che il presidente Gravina e i suoi collaboratori possano produrre un programma a medio lungo termine che ci faccia tornare ai fasti del passato».

Gravina

In sintesi: la sua riflessione è «continuare con Gravina»?

«Anche perché non tocca a me dire di cambiare. I compiti e le responsabilità del Coni e del suo presidente le ho spiegate bene».

Vanno spiegate anche ai club di serie A che reclamano una svolta.

«È necessario lavorare su un programma e sulla sua condivisione».

Giusto presidente, ma la condivisione viene messa in discussione da vari club che chiedono il cambiamento.

«Mi viene naturale una risposta: si assumano le loro responsabilità quei club che non si sono qualificati nemmeno alla fase finale della Champions. Solo l’Atalanta è arrivata agli ottavi. Allora, parliamo di fallimento?».

Alcune società chiedono, il Napoli di De Laurentiis per primo, il coinvolgimento di Giovanni Malagò alla guida del calcio, sistema in crisi. Lei cosa ne pensa?

«Qualsiasi risposta non sarebbe coerente con quello che ho detto in questa intervista, al di là della mia stima personale per Malagò».