Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex tecnico Fabio Capello ha parlato della Nazionale e della sfida decisiva con la Bosnia

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Capello: “Soffro troppo per la Nazionale. Esposito? Ha dato equilibrio, può essere fondamentale”
«Io soffro troppo per la Nazionale, soffro troppo... Io urlo».
Ha urlato anche giovedì?
«Beh, quattro o cinque urla sono partite. Sicuramente ai gol, ma anche dopo certe occasioni mancate... Mi è scappato pure un “Noooooo” quando ha avuto quella palla Retegui: credo si sia sentito ovunque. Ma era un momento troppo importante, una gara troppo importante».
E ne siamo usciti “vivi”.
«Aver superato quell’ostacolo con un primo tempo timido e un secondo in cui ci siamo ritrovati è stato psicologicamente molto importante. Ha sicuramente aiutato i ragazzi a capire quale sia il nostro valore reale e credo che Gattuso, in vista della partita in Bosnia, lavorerà anche su questo».
Crede che il ct nell’intervallo abbia detto qualcosa ai ragazzi?
«Non so che cosa, ma sì. E lo ha fatto toccando i tasti giusti con le giuste vibrazioni, perché poi si è vista un’altra Italia».
Pensando anche alla sfida di Zenica, quali sono le cose migliori e peggiori che ha visto a Bergamo?
«Partendo dalle peggiori, direi i soliti difetti che troviamo molte volte nel calcio italiano: passaggi laterali, lentezza, poca verticalizzazione, poca personalità quando si ha la palla. Quanto agli aspetti positivi, la reazione è stata importante e mi è piaciuto anche l’inserimento di Pio Esposito che ha dato un certo equilibrio. Davanti sono tutti e tre bravi, però Retegui e Kean sono un po’ troppo simili. Pio invece, soprattutto nei momenti importanti, ha quella forza e quel gioco di testa che possono diventare fondamentali, oltre a un’ottima visione di gioco».
Quindi, a parità di condizione, contro la Bosnia farebbe giocare Pio Esposito?
«Bisognerà vedere come Gattuso imposterà la partita. Da lì si capirà se sarà meglio inserirlo dall’inizio o in corsa. Retegui arriva da qualche settimana senza giocare e il ritmo arabo è un’altra cosa rispetto al nostro, alle volte la non attitudine la paghi».
Sembra che questo gruppo sia sinceramente legato a Gattuso. Queste cose servono davvero quando poi si va in campo?
«Avere una persona che ti aiuta, ti dà fiducia, che vede nei momenti di difficoltà la necessità di parlarti e di esserti vicino, che dice le cose che la sua esperienza gli permette di far dire, è sicuramente molto importante. Gattuso ha un passato calcistico tale da poter comunicare con i suoi anche attraverso qualche esempio, qualche ricordo... Tanto i giocatori vivono di calcio, vedono le partite, sanno quello che è successo, per cui credo che questo aspetto possa davvero essere una delle chiavi».
Dal punto di vista tecnico-tattico c’è qualcosa a cui l’Italia dovrà stare particolarmente attenta?
«Mi preoccupano i calci d’angolo e i calci di punizione per come riusciremo a difendere in area di rigore. Abbiamo bravissimi difensori con la palla tra i piedi, ma sono meno portati alle marcature. La Bosnia poi ci fa molto affidamento, proprio giovedì sera Dzeko è riuscito così a superare giocatori forti di testa come quelli del Galles. Affronteremo una Nazionale che ha qualità e personalità, a partire da quel ragazzino di 18 anni che ha tirato l’ultimo rigore, Alajbegovic».
Tra gli azzurri chi può essere il man of the match?
«Nessun man , ma un reparto. E come sempre il motore e le idee sono del centrocampo».
Possibile immaginare che questa finale vada male?
«No, dobbiamo andare al Mondiale. Gli italiani si appassionano alle grandi manifestazioni, da sempre, infatti ora guardiamo tutti Formula 1 e tennis. L’Italia manca da 12 anni dalla più grande manifestazione calcistica. Il motivo per cui si avverte una certa disaffezione intorno alla Nazionale è tutto lì».
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