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fcinter1908 news interviste Colonnese: “Inter incredibile, mancato scudetto 1998 ci ha unito. Le liti tra Ronaldo e Simeone…”

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Colonnese: “Inter incredibile, mancato scudetto 1998 ci ha unito. Le liti tra Ronaldo e Simeone…”

Andrea Della Sala Redattore 
L'ex difensore dell'Inter, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha parlato del suo passaggio in nerazzurro e di Simeone e Ronaldo

L'ex difensore dell'Inter Francesco Colonnese, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha parlato del suo passaggio in nerazzurro e di Simeone e Ronaldo:

Sono stati Napoli e Inter i due club del cuore?

«Sì, le squadre a cui mi sento più vicino. Napoli ti soffoca di amore, anche quando le cose vanno male, l’Inter è elegante e severa perché San Siro non ti perdona l’errore. Napoli è speciale perché mio papà era tifoso azzurro: piangevo quando non mi hanno riscattato e sono dovuto andare all’Inter, ma non potevo sapere sarebbe stato il viaggio più incredibile della mia vita. A Milano ho vinto una Uefa, ho giocato con Ronaldo, il migliore di tutti, e ho scoperto l’interismo e una squadra che tiferò per sempre. E pensare che da ragazzo simpatizzavo per la Juve».

A Milano ha ritrovato un papà, Gigi Simoni, che aveva conosciuto alla Cremonese: cosa le ha insegnato davvero?

«Quando arrivai da lui a Cremona mi disse: “Ti ho preso dal Giarre, non ti dimenticare mai da dove arrivi. Pensa sempre a tutti i ragazzi di Potenza, che ti guardano con ammirazione. Non deluderli”. Si gioca per la gente, solo per la gente: questo mi ha insegnato e non ho mai dimenticato».

Quanto il mancato scudetto del 1998 ha unito quel gruppo, forse più della vittoria della Uefa ?

«Quella sconfitta ci ha lasciato un amore eterno. Ci ha unito molto. La dimostrazione è che, a distanza di quasi 30 anni, abbiamo una chat creata da me e da Moriero in occasione della scomparsa di Gigi Simoni. Scriviamo tutti, da Simeone a Ronaldo. Perfino West che lascia sempre questo messaggio: “Ullalà”. Lo ripete da 30 anni... Taribo è unico, non è solo quello che ha preso a morsi Nicola Caccia del Napoli dicendogli “Ti mangio”. Quando finivamo la doccia, lui era ancora lì ad Appiano a correre per i fatti suoi: l’allenamento non era mai abbastanza».

Lei ha citato anche Ronaldo e Simeone: è vero che lei ha fatto da paciere tra i due?

«Sono stato mediatore tra due campioni, metteteci poi dentro la rivalità Brasile-Argentina... Il Cholo è il miglior amico che mi ha dato il calcio, ci sentiamo ogni giorno e spesso vado da lui a Madrid. Non tollerava niente che non fosse la perfezione atletica, mentre Ronaldo era un mondo a sé, per decisione di Simoni. Non aveva bisogno di fare tutte le nostre ripetute, anzi, quando ci vedeva, rideva goliardicamente e questo mandava fuori di testa Diego. Oggi, con la testa d’allenatore, ha capito che non tutti i talenti sono uguali».

Ha segnato la sua carriera anche il pugno ricevuto da Totti quando era al Siena dopo una provocazione. Come la vive a distanza di tempo?

«Mi dispiace che sia degenerata e se ne parli ancora dopo 20 anni. Io conosco bene lui, so che persona sia, ma anche lui sa che persona sia io... Siamo gente perbene e non mi piace che ci siano giudizi diversi: non ho più avuto la possibilità di rivederlo, ma spero un giorno ci si potrà riabbracciare. In campo, contro un campione sublime come lui, dovevo provarle tutte, ma senza scorrettezze».

Quale è stato il momento più duro della carriera?

«Alla Lazio, al tempo del piano Baraldi (il piano di risanamento del 2003 adottato dall’allora ad, ndr ): era “prendere o lasciare”. Firmarono tutti, tranne me e Stam. Venni messo fuori rosa per due anni, mobbing puro. Non mi era piaciuto il diktat, l’assenza di dialogo. Sono stato istintivo, ma non me ne pento: è sempre l’orgoglio lucano, non baratto i miei valori anche a costo di andare a sbattere».

Delle tante battaglie vissute in campo, quale l’ha esaltata di più e quale l’ha fatta più soffrire?

«Contro Raul, in Inter-Real, è stata la mia notte migliore. A Manchester, contro lo United, marcavo Andy Cole e uscii con il mal di testa: andava a una velocità pazzesca, lo ricordo come un incubo».