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FCINTER1908.IT
Intervistata da Sportweek, Arianna Fontana parla della sua passione per l'Inter. L'atleta italiana con più medaglie olimpiche nella storia, rivela però, di aver tifato Milan: "Anche se all’inizio tifavo Milan, poi mio fratello mi ha fatto convertire. Zanetti il primo idolo, le due semifinali col Barcellona le partite del cuore. Mi piace Dimarco, mi rivedo in Barella e per una staffetta di short track sceglierei Dumfries".
«È olandese! E magari buon sangue non mente visto che nel mio sport sono spesso molto forti (sorride)».
«Lo facevo per par condicio, volevo dividere la casa a metà visto che mia mamma tifa Milan, mentre papà e fratello sono nerazzurri sfegatati. Loro si disperano proprio quando perde l’Inter! Posso dire che ero una milanista non praticante, nel senso che non seguivo così tanto il calcio. Poi...».
«Ho iniziato ad andare allo stadio con mio fratello, seguivo le partite coi suoi occhi. E così è nato il mio amore per i nerazzurri».
«Non ricordo esattamente la partita, però credo fosse un derby».
«È stato magico. Ho anche rivissuto un po’ la cerimonia d’apertura dei Giochi, visto che giusto un mesetto prima ero stata portabandiera proprio al Meazza. Comunque vedere lo stadio nella sua veste originale è pazzesco, ogni partita è uno spettacolo. I cori, i salti, i balli... Una volta lì è impossibile non farsi trasportare».
«Vabbè, facile: le due semifinali di Champions contro il Barcellona. I ragazzi ci hanno regalato qualcosa di veramente clamoroso. All’andata ero in Spagna, una cosa allucinante: abbiamo fatto 3-3 nella tana del leone. Neanche il tempo di sedermi e avevamo già fatto gol, quasi ci sono rimasta male. Mi chiedevo: ma che cosa sta succedendo?».
«Ero al Meazza con mio fratello. La rimonta finale col gol di Acerbi, poi il sorpasso di Frattesi... È venuto giù lo stadio, ero senza parole».
«Da atleta non guardo mai il risultato finale. Penso gara per gara, turno dopo turno. Nel calcio è uguale: non è finita finché non lo è... ma quando hai continuità, sei sulla strada giusta».
«Prima si arriva in fondo, poi si festeggia. È una regola che vale nello sport e nella vita. Però, se ci sarà qualcosa di bello da condividere, perché no!».
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