Claudio Gavillucci, ex arbitro dismesso dalla Can otto anni fa (formalmente per motivazioni tecniche), ha rilasciato un'intervista a La Stampa per parlare dell'inchiesta emersa in questi giorni e che rischia di travolgere nuovamente il calcio italiano: "Non sono stupito di tutto ciò che sta venendo fuori in questi giorni, anche se prima di tutto ci tengo a precisare di essere molto dispiaciuto per Rocchi e Gervasoni a livello umano".

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Gavillucci: “Non sono stupito. Meccanismo che ricorda quello di Calciopoli”
Gavillucci, perché non è stupito di questa vicenda?
"Perché questo è un sistema che non garantisce piena autonomia tecnica alla classe arbitrale. Ne ho parlato molte volte, l'ho denunciato anche nel mio libro. Basti pensare all'elezione del presidente Figc, deve passare dall'appoggio di tutte le componenti federali composte dai club che poi devono essere diretti ovviamente dagli arbitri. Non è quindi una questione di individui, è l'intero sistema che dovrebbe essere messo sotto processo. Oltre a questo, anche e soprattutto quello della giustizia sportiva. La possibilità di farlo c'è stata più volte ma in Italia ogni cambiamento sembra debba servire a fare in modo che niente poi cambi per davvero".
Ha mai avuto la sensazione che arbitrare bene non fosse sufficiente per crescere?
"Come in tutti gli ambienti non basta la bravura, serve anche altro. Ma se parliamo di sensazioni, posso dire che alla lunga con questo sistema prima o poi un cortocircuito sarebbe dovuto arrivare. In termini di indipendenza dell'Aia, tecnica ed economica, purtroppo negli ultimi anni si sono fatti tanti passi indietro".
Cosa pensa del caso designazioni di arbitri graditi?
"Al di là dei club coinvolti, se fossero accertate sarebbero queste le cose veramente gravi. Ma faccio un passo indietro e posso dire che da anni mi lascia perplesso il fatto che per esempio il presidente federale potesse chiamare direttamente il designatore Rocchi davanti a errori tecnici degli arbitri, anche se gravi: il presidente Figc non dovrebbe mai parlare con il designatore, semmai con il suo omologo presidente dell'Aia. Invece era una situazione diventata prassi. Questo mi preoccupa".
Perché?
"Perché mi chiedo: a che titolo il presidente Figc chiama per discutere di un errore e non di un altro? Questo meccanismo, al di là della bontà delle persone coinvolte, disegna un sistema che non risulta essere trasparente e indipendente. Il meccanismo ricorda quello per cui nel 2006 scoppiò Calciopoli. L'autonomia dell'Aia deve essere rispettata".
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