FC Inter 1908
I migliori video scelti dal nostro canale

fcinter1908 news interviste D’Ambrosio: “Non credevo a certe cose, ma ora le vedo. I giovani devono poter sbagliare e sul campo…”

news

D’Ambrosio: “Non credevo a certe cose, ma ora le vedo. I giovani devono poter sbagliare e sul campo…”

D’Ambrosio: “Non credevo a certe cose, ma ora le vedo. I giovani devono poter sbagliare e sul campo…” - immagine 1
L'ex giocatore nerazzurro parla di merito e valori che mancano nel calcio fin dalle giovanili e che sono alla base della crisi del calcio italiano
Eva A. Provenzano
Eva A. Provenzano Caporedattore 

Come aveva annunciato nei giorni scorsi, Danilo D'Ambrosio ha ora un'impresa, una società aperta che investe in startup tecnologiche. E sta anche portando avanti un progetto con le giovanili dell'Inter per trasmettere i giusti valori ai ragazzi, dall'educazione finanziaria fino all'uso consapevole dei mezzi tecnologici.

D’Ambrosio: “Non credevo a certe cose, ma ora le vedo. I giovani devono poter sbagliare e sul campo…”- immagine 2

A lui hanno chiesto del calcio giovanile e delle difficoltà del calcio italiano in un'intervista rilasciata al quotidiano Il Giornale: «Lavoro e sacrificio valori perduti? Parlo anche da padre. Quando i miei figli hanno cominciato a giocare, la domenica alle partite li portava mia moglie. Mi raccontava certe cose e pensavo che esagerasse. Ora ora ci vado io e posso dire che è ancora peggio. Aldilà dei genitori, vedi allenatori che esultano ai gol come se fossero in Champions. Molti tecnici non pensano più al bene dei ragazzi, ma a far carriera», ha sottolineato.

D’Ambrosio: “Non credevo a certe cose, ma ora le vedo. I giovani devono poter sbagliare e sul campo…”- immagine 3

«L'eliminazione dai Mondiali? Si deve ripartire dalle basi perché la crisi è sui valori fondamentali. Non ci sono ambienti sani, trasparenti, dove chi lavora bene viene premiato. Contano solo i soldi e i talenti si perdono. Una volta si rispettavano i tempi, il gruppo. Oggi è tutto più veloce ma si perde la formazione e l'aspetto umano. I bambini devono tornare a divertirsi, a poter sbagliare senza pressioni. Conta tanto la famiglia: il calcio deve accompagnare, aiutare i ragazzi a fare un percorso di equilibrio e non pretendere tutto subito. Se fossi il presidende FIGC? È come negli affari. Punterei su una squadra di persone competenti che possono insegnare qualcosa a me e agli altri. Servono educatori, allenatori e dirigenti che amino davvero il calcio e i giovani. Se formi uomini e donne consapevoli, allora puoi anche formare calciatori migliori. Altrimenti restano solo atleti senza identità», ha sottolineato.

(Fonte: Il Giornale)