Mattia Grassani, noto avvocato ed esperto di diritto sportivo, ha fatto il punto sull'inchiesta legata al mondo degli arbitri e spiegato come può finire
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IL RAPPORTO COL DESIGNATORE
"Questo concorso solo ipotizzato dalla Procura per ora è risultato assolutamente indimostrato e l'esito dell'indagine - prosegue Grassani -, se avrà un seguito, potrà riguardare esclusivamente il settore arbitrale: ma anche da questo punto di vista nutro forti dubbi a livello penale. Non è vietato parlare coi designatori? Negli anni '80-90 si chiamava ricusazione, attività ufficiali in cui le società esprimevano formalmente il proprio non gradimenti per certe designazioni: oggi verbalmente una società può rappresentare al designatore l'insoddisfazione su certe designazioni di gara, senza che questo costituisca un illecito penale e sportivo.
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Ma anche attraverso un incontro in tribuna in uno stadio o in un incontro istituzionale se un dirigente di società manifesta questa preoccupazione, magari nella fase decisiva del campionato e nelle partite clou, che l'organo tecnico individui arbitri in grado di reggere la pressione di essere all'altezza, ritengo che questo comportamento sia trasparente ed esente da censura.
Nessun dirigente e tesserato è stato mai iscritto al registro degli indagati, per cui quest'indagine ha sempre visto o ascoltato persone appartenenti solo al mondo arbitrale. Può essere che nella testa di Ascione, quel concorso ancora non dichiarato a livello di nomi, potrebbe essere proprio nel mondo arbitrale: e si potrebbe dire a maggior ragione che nell'inchiesta non ci sono assolutamente similitudini con Calciopoli".
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