Intervistato da La Gazzetta dello Sport, il conduttore tv e grande tifoso dell'Inter Enzo Iacchetti ha parlato dello scudetto conquistato

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Iacchetti: “Scudetto? Bastato trovare allenatore che rianimasse i giocatori. Dedicato a Beccalossi”
Iacchetti, come andò di preciso?
«Da bambino mi piacevano più gli strumenti musicali. Andavo a cercare una chitarra, non il pallone. Però in terza elementare qualcuno mi chiese per che squadra tifassi e io risposi: “In che senso?”. E lui: “Nel calcio”. Allora domandai quale fosse la squadra che vinceva di più. Mi dissero l’Inter ed eccomi qua, campione d’Italia un’altra volta. Pensate che avevo un padre juventino e pure due fratelli: si sono trovati la peste nerazzurra in casa».
Qual è lo scudetto del cuore?
«Nessuno potrà dare la stessa gioia di uno vinto in casa del Milan, quindi dico il 20esimo. Non è questione di rivalità, visto che ho più amici milanisti che interisti, ma di coincidenza storica».
Questo tricolore, invece, cosa le lascia?
«Partiamo da una premessa: l’Inter da un po’ è la squadra più forte d’Italia. Lo era anche quando perdeva male con il Psg o buttava via lo scudetto con il Napoli. È bastato trovare un allenatore capace di rianimare i giocatori e tutto è stato rimesso a posto: Chivu ha fatto un grande lavoro, ha portato a casa un campionato di ferro. Non si può neanche dire che le altre lo abbiano perso: le altre non ci sono mai state».
Secondo lei perché questa Inter vince?
«Per i grandi leader. Nessuno ha un Lautaro, che ha carattere argentino, ma neanche un Barella o un Calha. Se guardi i singoli capisci la differenza. Poi abbiamo aggiunto l’ottimo Pio: mi hanno massacrato quando l’ho paragonato a Van Basten, ma era solo una piccola citazione. Valutiamolo tra due o tre anni, quando inizierà a essere lui il bomber».
Visto che è circondato da juventini e milanisti, come vivono la sua gioia del momento?
«Un fratello bianconero ammette la superiorità dell’Inter, l’altro meno... Poi c’è il signor Ezio Greggio, che ha sofferto tanto e continua a soffrire. Non vede l’ora di tornare baldanzoso, ma non è tempo per lui. E non è tempo per Franz, milanista di Ale e Franz e grande amico, piuttosto sportivo. A me piace così, voglio ridere del calcio e rimpiango l’ironia e l’umanità dei campioni di una volta che non ci sono più».
Si riferisce a qualcuno in particolare?
«Penso al grande Evaristo Beccalossi, con cui potevi bere una birra tranquillamente in un locale anche quando giocava. Ed è giusto dedicarglielo: Becca, questo scudetto è per te»..
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