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Del Piero: “Italia, serve un progetto e non solo pensare a salvarsi il c***. I club hanno perso…”
Alessandro Del Piero su Sky Calcio Unplugged, il podcast di Skysport, ha commentato il momento del calcio italiano dopo l'eliminazione dell'Italiadai Mondiali 2026. «Ci sono molte sensazioni negative: tristezza, arrabbiatura, delusione e incredulità. La prima volta era stato uno shock, la seconda un incubo e la terza è anche imbarazzante da giustificare, una situazione di negatività. Indipendentemente da di chi sia la colpa, ci sono situazioni complesse che portano ad un unico risultato. C'è tutto quello che c'è dietro», ha sottolineato.
«Chi eleggerà il nuovo presidente incide e in ogni passaggio. Abbiamo notato che siamo indietro di tanto, non solo rispetto ai nostri standard, ma anche rispetto agli altri, a chi ha studiato, ci ha studiato in passato, ed è ripartito da capo, hanno avuto forse più tempo di noi. E poi ci sono Francia e Germania che con coraggio hanno intrapreso certi percorsi. Bisogna toccare molti più punti, non solo il presidente della Federazione che è a capo del percorso. Queste sensazioni negative devono portare a voglia di ripartire, rimettersi in gioco, studiare con un entusiasmo che dobbiamo trovare dentro di noi e ripartire. Il popolo italiano nello sport nelle migliori crisi, nel disastro totale, è riuscito a trovare nuove energie, voglie e soluzioni. Anche se oggi, le soluzioni sembrano molto lontane».
«Credo nel gioco di squadra, non ci deve essere un capro espiatorio e non ci deve essee una persona chiamata a risolvere tutto. Ci sono lacune in tantissimi settori. Va analizzato cosa non funziona nel calcio maschile, perché il calcio femminile sta facendo cose straordinarie e gli altri sport stanno facendo cose straordinarie, è una cosa specifica e dobbiamo analizzare cosa non funziona nel calcio maschile quindi. Serve coraggio nelle scelte. I settori giovanili, ma anche in stadi e investimenti non vanno bene. Ci sono cose che si possono sistemare, altre un po' meno. Dipende da tante persone: dai presidenti in giù, le scelte su giocatori, dirigenti e allenatori», ha aggiunto.
«Prima le società erano acquistate da persone 'locali'. A Milano tutti di Milano, a Torino tutti di Torino. Aprire tanto ti fa perdere territorio, tradizionalità delle cose. Balza all'occhio la tradizionalità delle squadre di altri Paesi, come Bilbao, Siviglia. L'identità della squadra di club che adesso è stata lasciata andare per vari discorsi. È un discorso di team, va aperto. Non siamo più i migliori, bisogna fare un passo indietro. Non siamo quello che vorremmo essere. Si deve mettere da parte l'orgoglio, servono umiltà, mettersi in gioco, studiare. Serve una squadra completa in tutti i settori, che ci sia comunicsazione, un'unità di intenti, e la voglia di rappresentare qualcosa di più che solo salvarsi il culo. Fondamentalmente pensiamo sempre a quello. Invece...», ha detto ancora.
«È un continuo mischiare le carte in tavola, serve una progettualità. Oggi tutto è consumato in fretta. Ci sono carriere di allenatori passate quasi da tragedie sportive. Gasperini all'Atalanta ha perso cinque partite ma lo hanno tenuto e da lì è cominciata una storia che ha cambiato la carriera del tecnico che è diventato immortale per l'Atalanta. Penso anche ad Allegri. Ancelotti due volte secondo con la Juve e sembrava l'allenatore più scarso del mondo, poi lo abbiamo ritrovato in Coppa qualche anno dopo. Delle volte le persone ci sono solo che non funzionano. Tutto qua», le parole dell'ex capitano bianconero.
«Spesso costruiamo giocatori, un giocatori non si costruisce, si plasma, si deve aiutare ad arrivare, non dire sempre di sì, fare delle scelte. Sono limitato in alcune circostanze a dire il mio pensiero, se non sono sicuro di una cosa preferisco non dirla, sono generazioni diverse. Gente che a livello di politica dice 'parlo da tifoso e dico che', tu sei un politico e tratta le cose da politico. Come ha fatto il Ministro dello Sport, che ha ovviamente diritto di parlare ora, gli altri non facciano confusione. La Nazionale deve essere unita in tutto e per tutto. Per me la Nazionale significava mettersi il caschetto in testa, io ero messo a confronto con Totti e avevo tutti i romanisti contro e la stessa cosa a lui succedeva con i tifosi di Torino. Si andava pesante più di oggi. Sono generazioni diverse e non si possono mettere a confronto. Pensiamo tutti all'io in questi momenti, invece dobbiamo cercare di non esagerare nei termini. Adesso c'è da dire ho sbagliato e arrivederci. Non è un problema dire ho sbagliato e dentro di me lo sapevo. Quelli che ti circondano devono dirti hai sbagliato ma si va avanti. », ha detto ancora l'ex giocatore.
(Fonte: Sky Calcio Unplugged)
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