00:19 min
fcinter1908 news interviste Malagò: “Sei anni per rilanciare il calcio. Figc? Ecco perché ho cambiato idea. Guardiola…”

news

Malagò: “Sei anni per rilanciare il calcio. Figc? Ecco perché ho cambiato idea. Guardiola…”

Gianni Pampinella
Gianni Pampinella Redattore 
Intervistato dal Corriere della Sera, Giovanni Malagò ha parlato della sua candidatura alla Figc e non solo

Intervistato dal Corriere della Sera, Giovanni Malagò ha parlato del Mondiale e ha provato a dare una spiegazione al fatto che per la terza volta consecutiva l'Italia non parteciperà a un Mondiale.

Come vivrà i Mondiali senza Italia?

—  

«In buona compagnia con altri italiani, con un certo distacco. È la differenza fra tifoso e appassionato: il primo si organizza, sposta gli impegni per vedere le partite mentre il secondo cerca di vedere quel che può compatibilmente con i propri impegni».

Per chi tiferà?

—  

«Per il Brasile di Ancelotti e per la Turchia di Montella».

Perché l’Italia non c’è, qual è la sua analisi?

—  

«Perché abbiamo sbagliato i rigori... ma è una battuta: in realtà non dovevamo metterci nelle condizioni di arrivare a quel punto, a giocare lo spareggio in Bosnia».

Perché ha sentito il bisogno di questa sfida della Figc?

—  

«Alt. La parola “bisogno” va corretta. È andata in un altro modo: avevo appena finito Milano-Cortina, ero felice, appagato, ma provato fisicamente. Con la testa ero su altro, su tutto ciò che avevo trascurato nella vita privata. Sono venute a parlarmi 5 società di serie A, avevo detto loro che non ero disponibile».

Poi che cosa è cambiato?

—  

«Nel giro di poco i club sono diventati 18-19, un record in un ambiente spesso diviso. Allora ho chiesto loro un impegno ufficiale, dopo è arrivato l’endorsement della Lega B, degli allenatori e dei calciatori. A quel punto, io che non sentivo affatto il bisogno, mi sono però detto: se lo sport ti chiama, in modo affettuoso, per spirito di servizio mi metto a disposizione, come ho sempre fatto».

Come interpreta questa storia dell’ineleggibilità, è una mossa dei suoi nemici?

—  

«Non sono così sprovveduto da dire che è una trappola di chi non mi vuole bene. E anzi colgo l’occasione per ringraziare Abete per il fair play. Una cosa fa riflettere: c’è qualcuno che aveva chiesto il commissariamento della Figc ed è andato avanti per settimane ma non c’erano i presupposti. Poi ci sono stati tentativi, di pochi, di non sostenere la mia candidatura. Beh, mi sembra che la manovra abbia fatto aumentare i consensi. Improvvisamente è arrivata questa terza mossa per cercare di impedire la candidatura a seguito di un’interpellanza parlamentare, che guarda caso è stata fatta il 19 maggio, 34 giorni prima delle elezioni…E la lettera all’Anac è arrivata venerdì scorso» .

Preoccupato?

—  

«Assolutamente tranquillo, ho chiesto un parere in materia, il Collegio di Garanzia si è pronunciato in maniera chiara e non ho altro da aggiungere».

Se lei venisse eletto quali sarebbero le prime azioni per rilanciare il calcio?

—  

«Sto parlando con tutti, sono un inguaribile ottimista ma il contesto non è semplice. Le aspettative mi fanno riflettere e non voglio deluderle. Sono un uomo di dialogo, rispetto gli impegni. Porto con me i risultati ottenuti in situazioni molto complesse. C’è un ambiente da ricostruire con energia, idee e nuovi innesti: è evidente che qualcosa si deve cambiare. Ma vorrei dedicare un pensiero a Gravina che in questa fase si è comportato con stile e senso istituzionale».

Che cosa intende per nuovi innesti?

—  

«Mi chiedono: chi porti in Figc? Fino al 23 giugno non mi metto a parlare di ruoli e cariche. Ammesso che venga eletto, ora che cosa dovrei promettere? Bisogna guardare alle possibilità finanziarie, la credibilità si ricostruisce attraverso i risultati sportivi. Bisogna qualificarsi per le Olimpiadi con l’Under 21, bisogna partire bene nella Nations League, così anche con la Nazionale femminile, è tutto combinato. La vittoria dell’Under 17 all’Europeo ha fatto bene, magari non abbiamo più fenomeni ma buoni giocatori sì. E io guardo a un orizzonte di sei anni».

Che cosa include?

—  

«La qualificazione al prossimo Mondiale e gli Europei 2032: un mandato di due anni più quattro e poi stop, mi tirerei indietro».

Possibile che non abbia mai parlato con Mancini, Conte, Guardiola?

—  

«Con nessuno di loro, non sarebbe serio. E magari avrei potuto avere altri nomi in testa, perché non mi avete chiesto di Allegri? Perché ha trovato un accordo con il Napoli? Ecco, gli allenatori da qui al 23 giugno potrebbero prendere altre strade, dunque i giochi si fanno dopo».

Per far giocare più italiani bisogna cambiare le regole?

—  

«Esistono contraddizioni assolute. Nazionali forti dove quasi nessuno gioca nel campionato del proprio Paese, altre con le nostre stesse regole, fra le favorite di questo Mondiale. Partiamo da due presupposti: bisogna accelerare il sostegno ai vivai, fare un patto fra tutti i soggetti per valorizzare gli italiani, ne beneficerebbero tutti. Nella pallavolo un accordo fra Federazione e Lega ha posto le basi per la generazione d’oro».

Una promessa: se sarà eletto andremo al Mondiale?

—  

«Garantisco: ci saremo».

(Corriere della Sera)