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Marini: “Un mese fa avrei detto Como, gioca benissimo. Ora l’Inter si è ripresa e ha Lautaro”
Sarò allo stadio. Ed è difficile immaginare il perché.
Un mio amico di Lodi, con ruolo in politica, a un certo punto è diventato tifoso del Como. Immagino sia capitato a molti, visto come gioca. E così mi chiede di accompagnarlo. Ho visto Como-Genoa e Inter-Como.
In quelle due occasioni il Como non mi è piaciuto, ma credo che siano state due rare occasioni in cui non è stato “Il Como”. A San Siro onestamente è stato anche un po’ presuntuoso, ha preso due o tre imbarcate all’inizio. Però vedo le partite del Como, e adesso fa spavento. Gioca benissimo, mamma mia. Allenatore che sa il fatto suo.
Mmmm... Un mese fa forse avrei detto il Como. L’Inter ha pagato l’eliminazione dalla Champions, ho visto Inter-Atalanta e la squadra di Chivu era irriconoscibile. Ecco, avesse incontrato l’Inter in quel momento, avrebbe avuto più chances. Adesso l’Inter si è ripresa, ha recuperato Lautaro. Però non è detto eh. Vediamo.
Un effetto strano, perché è cambiato tutto, c’è questa organizzazione monstre, ti accolgono, tutti sorridenti, gentili. Ai miei tempi tutto questo non esisteva, la società non era ricchissima. Si pensava solo al calcio.
Se è per questo ho conquistato anche la promozione in B con la Cremonese che è stato un mezzo miracolo, la società era in crisi finanziaria e in finale i tifosi del Livorno erano in stragrande maggioranza. Ma vincemmo.
Facile. Che non volevo allenare. Da tempo la mia passione era la finanza. Sin da ragazzo. Quando andai in prestito alla Triestina, cercai di iscrivermi a Economia e Commercio, ma era pieno, e così mi iscrissi a Scienze biologiche. Cosa c’entra? Nulla, infatti mollai presto. Ma la mia passione era l’economia, la finanza, la borsa. In ritiro con l’Inter c’è chi giocava a carte, chi leggeva la Gazzetta, io leggevo Il Sole 24 Ore.
No. Davo consigli se me li chiedevano, ma i risparmi sono una cosa personale. Oriali si fidava e mi chiedeva sempre...
Nel calcio ero convinto di aver dato tutto, volevo una nuova dimensione. Comunque ero rimasto nel settore giovanile dell’Inter, dove vinsi con Allievi e Primavera, ma non volevo fare la carriera di tecnico.
Una sorpresa. Pellegrini doveva sostituire Bagnoli, promossero me. E vincemmo la Uefa. Ma poi mi fermai. Volevo cambiare aria.
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