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Parma, Keita: “Non posso non ringraziare Chivu per quello che ha fatto. Cuesta…”

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Keita, un anno fa accostato all'Inter, ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport nel corso della quale ha ringraziato Chivu
Matteo Pifferi Redattore 

Mandela Keita è uno dei giocatori più interessanti del Parma di Carlos Cuesta. Il centrocampista classe 2002 è una costante in mezzo al campo, garantendo qualità e quantità tanto che già lo scorso anno si vociferava di un interesse dell'Inter con Chivu, che lo ha lanciato proprio a Parma, come grande estimatore. Keita ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport nel corso della quale si è raccontato ma ha anche parlato del suo ex allenatore, ora sulla panchina dell'Inter.

Il calcio è la cosa più importante della sua vita?

«Prima c’è la famiglia. Sono cresciuto da solo con mia mamma. Ho visto cose che un bambino non dovrebbe vedere, mia madre che faceva due lavori e, siccome non c’erano soldi, a volte non mangiava per dare il cibo a me. Adesso che, oltre a lei, ho due fratelli gemelli e una sorella, mi sento il capofamiglia. Loro non sono i miei fratelli, sono i miei piccolini. Il calcio è uno strumento per guadagnare e per far stare bene la mia famiglia».

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È vero che tifa Barcellona?

«È la mia squadra di riferimento, e Ronaldinho è stato il mio eroe. Ammiravo il suo carisma. Mi sarebbe piaciuto giocare con lui, o con Messi, Xavi, Iniesta e Busquets. Per me erano il calcio».

Dopo due anni in Italia si sente maturato?

«Senza dubbio. Nuove esperienze, amicizie, abitudini. E un calcio tattico che mi piace».

Com’è Carlos Cuesta?

«Intelligente. Prima di cominciare a Parma ci siamo sentiti al telefono e non abbiamo parlato di calcio ma di vita. Mi ha fatto subito un’ottima impressione».

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A lanciarla è stato Chivu.

«Mi ha insegnato a credere in me. Non posso che ringraziarlo».

Che cosa non le piace del calcio?

«Quando si critica un giocatore che sbaglia. In quel momento va incoraggiato. Se lo fischi, lo fai precipitare ancora di più».

E che cosa ama?

«Il dribbling. Quando posso dribblare, come facevo quando ero bambino e giocavo da centravanti, sono davvero felice».