In una lunga intervista a Repubblica, Marco Tronchetti Provera ha commentato la vittoria dello scudetto numero 21 da parte dell'Inter. "Quanto sono felice? Tantissimo, soprattutto per Chivu. È stato un calciatore che ha dato molto all'Inter, era la sua prima stagione da allenatore e ci ha portato a vincere il campionato. È la sua Inter".

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Tronchetti: “È l’Inter di Chivu. Marotta fuoriclasse. Inchiesta? Nessun timore. Poverini…”
E non era facile, dopo una stagione che aveva illuso e che poi si era rivelata fallimentare, da zero tituli come avrebbe detto José Mourinho.
—«Una stagione fra le più negative degli ultimi trent'anni per come si era conclusa. Chivu è stato due volte bravo, al di là delle mie simpatie per il suo passato. Ha saputo rigenerare una squadra demotivata e spenta portandola a vincere il campionato».
E tra i calciatori chi l'ha sorpresa in positivo?
—«Di Lautaro sapevamo già tutto, il suo valore è determinante. Chi mi ha sorpreso è stato Bisseck, un calciatore dal grande potenziale ma che non era in testa alla lista di quelli da Inter».
Quanto conta Marotta?
—«Beh, lui è un fuoriclasse. È un uomo che fa la differenza per qualità e profondità, al punto che gli si perdona anche il trascorso juventino».
Non teme che l'inchiesta avviata dalla procura di Milano sugli arbitri possa sporcare questo scudetto e compromettere l'Inter?
—«No. Per come è strutturata la società, per il valore di Marotta non ho alcun timore».
Però ci sono molti gufi in attesa…
—«Poverini. Ci sono dei casi che sono passati in giudicato, ci sono storie reali, questa qui è una storia della quale non si sa niente. Comunque sia, come dico, fiducia nelle persone, nelle loro qualità».
Perché si è interisti?
—«L'Inter è lo spirito di Milano e lo dico sempre anche ai milanisti, che sono nati prima di noi ma dalla parte sbagliata. Il successo è fatica, quando lo hai raggiunto sai che è solo l'inizio. Noi sappiamo che quando c'è poi può svanire e va riconquistato».
Chi è il suo giocatore preferito di sempre?
—«Giacinto Facchetti. Il simbolo dell'Inter come uomo, come storia personale, come serietà».
Questo sarà uno degli ultimi scudetti a San Siro. Lei di che partito è: pro stadio nuovo o contrario?
—«Dal punto di vista emotivo, della passione, San Siro è la storia del calcio milanese, è la storia della mia vita da tifoso di calcio. Di stadi ne ho girati tanti nel mondo, ma da nessuna parte si gode il calcio meglio che a San Siro. Però non si può, diciamo, non prendere atto di quelle che sono altre esigenze. Io sono fra quelli che soffrono un po' all'idea. L'augurio è che tutti abbiano fatto le giuste valutazioni e che tutto vada in porto in tempo per la scadenza degli Europei del 2032 che è decisiva».
Lo scudetto di Chivu, come lo ha definito, entra tra i suoi primi cinque di sempre?
—«Per quello che ha significato diciamo sì, può stare tra i primi cinque, perché abbiamo visto anche del buon calcio. Magari per venti minuti, ma l'abbiamo visto. E di questi tempi, con il livello che c'è, venti minuti sono già tanti…».
(Repubblica)
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