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fcinter1908 news interviste Tronchetti: “È l’Inter di Chivu. Marotta fuoriclasse. Inchiesta? Nessun timore. Poverini…”

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Tronchetti: “È l’Inter di Chivu. Marotta fuoriclasse. Inchiesta? Nessun timore. Poverini…”

Tronchetti: “È l’Inter di Chivu. Marotta fuoriclasse. Inchiesta? Nessun timore. Poverini…” - immagine 1
In una lunga intervista a Repubblica, Marco Tronchetti Provera ha commentato la vittoria dello scudetto numero 21
Gianni Pampinella
Gianni Pampinella Redattore 

In una lunga intervista a Repubblica, Marco Tronchetti Provera ha commentato la vittoria dello scudetto numero 21 da parte dell'Inter. "Quanto sono felice? Tantissimo, soprattutto per Chivu. È stato un calciatore che ha dato molto all'Inter, era la sua prima stagione da allenatore e ci ha portato a vincere il campionato. È la sua Inter".

E non era facile, dopo una stagione che aveva illuso e che poi si era rivelata fallimentare, da zero tituli come avrebbe detto José Mourinho.

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«Una stagione fra le più negative degli ultimi trent'anni per come si era conclusa. Chivu è stato due volte bravo, al di là delle mie simpatie per il suo passato. Ha saputo rigenerare una squadra demotivata e spenta portandola a vincere il campionato».

E tra i calciatori chi l'ha sorpresa in positivo?

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«Di Lautaro sapevamo già tutto, il suo valore è determinante. Chi mi ha sorpreso è stato Bisseck, un calciatore dal grande potenziale ma che non era in testa alla lista di quelli da Inter».

Tronchetti: “È l’Inter di Chivu. Marotta fuoriclasse. Inchiesta? Nessun timore. Poverini…”- immagine 2

Quanto conta Marotta?

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«Beh, lui è un fuoriclasse. È un uomo che fa la differenza per qualità e profondità, al punto che gli si perdona anche il trascorso juventino».

Non teme che l'inchiesta avviata dalla procura di Milano sugli arbitri possa sporcare questo scudetto e compromettere l'Inter?

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«No. Per come è strutturata la società, per il valore di Marotta non ho alcun timore».

Però ci sono molti gufi in attesa…

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«Poverini. Ci sono dei casi che sono passati in giudicato, ci sono storie reali, questa qui è una storia della quale non si sa niente. Comunque sia, come dico, fiducia nelle persone, nelle loro qualità».

Perché si è interisti?

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«L'Inter è lo spirito di Milano e lo dico sempre anche ai milanisti, che sono nati prima di noi ma dalla parte sbagliata. Il successo è fatica, quando lo hai raggiunto sai che è solo l'inizio. Noi sappiamo che quando c'è poi può svanire e va riconquistato».

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Chi è il suo giocatore preferito di sempre?

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«Giacinto Facchetti. Il simbolo dell'Inter come uomo, come storia personale, come serietà».

Questo sarà uno degli ultimi scudetti a San Siro. Lei di che partito è: pro stadio nuovo o contrario?

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«Dal punto di vista emotivo, della passione, San Siro è la storia del calcio milanese, è la storia della mia vita da tifoso di calcio. Di stadi ne ho girati tanti nel mondo, ma da nessuna parte si gode il calcio meglio che a San Siro. Però non si può, diciamo, non prendere atto di quelle che sono altre esigenze. Io sono fra quelli che soffrono un po' all'idea. L'augurio è che tutti abbiano fatto le giuste valutazioni e che tutto vada in porto in tempo per la scadenza degli Europei del 2032 che è decisiva».

Lo scudetto di Chivu, come lo ha definito, entra tra i suoi primi cinque di sempre?

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«Per quello che ha significato diciamo sì, può stare tra i primi cinque, perché abbiamo visto anche del buon calcio. Magari per venti minuti, ma l'abbiamo visto. E di questi tempi, con il livello che c'è, venti minuti sono già tanti…».

(Repubblica)