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Rivera: “Italia, vietato fallire. Nel Milan pochi italiani. Esclusa l’Inter…”

Rivera: “Italia, vietato fallire. Nel Milan pochi italiani. Esclusa l’Inter…” - immagine 1
Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Gianni Rivera ha parlato dell'attesa finale playoff tra Bosnia-Italia
Gianni Pampinella
Gianni Pampinella Redattore 

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Gianni Rivera ha parlato dell'attesa finale playoff tra Bosnia-Italia in programma questa sera. "Si va in America? Dobbiamo, assolutamente. Abbiamo fallito due qualificazioni consecutive. Basta spareggi, stop".

Dove vedrà Bosnia-Italia?

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«A Roma, a casa, davanti alla tv. Solo e in totale relax, sono l’unico in famiglia a seguire il calcio».

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Chi seguirà con attenzione?

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«La squadra. Noi siamo l’Italia, 4 titoli mondiali, come la Germania. Solo il Brasile ha fatto meglio. Niente scherzi e niente processi. Si va, si parte e basta. Mi piacerebbe che, visto che si giocherà anche in Messico, questi ragazzi entrassero nel nostro mitico Azteca, dove c’è la targa della partita del secolo. L’hanno messa per noi: Italia-Germania 4-3».

Il ct Rino Gattuso ha detto che Galles e Bosnia sono le partite della sua vita. Esagerato?

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«Lo capisco, si gioca tutto. Ma Gattuso ha vissuto altri momenti importanti: Campione del Mondo con la Nazionale, Campione d’Europa col Milan».

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Le piace Gattuso?

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«È serio e solido. A Milano direbbero un “bel fioeu”. È il tecnico e non deve piacere a me. Deve guidare la squadra e vincere. Gattuso sta lavorando bene. Punta anche sui giovani, ha la fiducia del gruppo. Lo seguono. Poi c’è un’altra cosa che si vede: la grinta. È riuscito a trasmettere la passione e la grande voglia a tutti. Sono uniti, concentrati, si nota persino quando cantano l’inno. Belli, veramente».

Gattuso è un vecchio cuore rossonero. Ma in Nazionale non c’è un milanista…

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«Beh, sono pochi anche gli italiani nel Milan, Bartesaghi e Gabbia, che adesso non sta giocando. Anche il presidente è straniero, in società ormai non credono più alle politiche che creavano, facevano crescere i Baresi e i Maldini. Non nascono i campioni ed è dura senza di loro ottenere grandi risultati. In A i pochi calciatori bravi sono praticamente tutti stranieri. Esclusa l’Inter, credo. Prima i migliori erano quasi tutti italiani e arrivavano con merito in Nazionale. Ora il nostro calcio non crea più i fuoriclasse. La colpa? Soprattutto dei club che, invece di far crescere i ragazzi e portarli ad alti livelli, hanno lasciato tutto in mano ai procuratori. Io ho esordito in Nazionale a 18 anni, eravamo in sette del Milan».

(Gazzetta dello Sport)