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fcinter1908 news interviste Sabatini: “Italia fuori? Non me lo spiego, abbiamo tutti responsabilità. Manca talento”

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Sabatini: “Italia fuori? Non me lo spiego, abbiamo tutti responsabilità. Manca talento”

Sabatini: “Italia fuori? Non me lo spiego, abbiamo tutti responsabilità. Manca talento” - immagine 1
Walter Sabatini, dirigente sportivo, ha concesso un'intervista al Secolo XIX. Ecco le sue parole sul fallimento dell'Italia
Marco Astori
Marco Astori Redattore 

Walter Sabatini, dirigente sportivo, ha concesso un'intervista al Secolo XIX. Ecco le sue parole sul fallimento dell'Italia: «Subito dopo la partita mi sono messo inevitabilmente nei panni dei calciatori e del ct Gattuso. È un dolore lancinante per loro che nel corso delle ore si è trasformato in un senso di colpa inestinguibile. Sono molto dispiaciuto per questi ragazzi e per il tecnico perché non meritano di vivere questo stato d'animo».

La Bosnia vista in campo era più brillante. Il gol dell'Italia ha illuso, poi però l'espulsione e tanta sofferenza. Che gara ha visto?

«Parliamo di una singola partita e del valore visto nei 120 minuti più i calci di rigore. È stata una gara bene interpretata dalla Nazionale che messo in campo tute le risorse possibili di cui disponeva. C'è stata qualche svista arbitrale, ma sarebbe davvero ignobile tirar fuori una cosa del genere».

Sabatini: “Italia fuori? Non me lo spiego, abbiamo tutti responsabilità. Manca talento”- immagine 2

A distanza di 4 anni l'Italia è punto e capo. Sarà facile individuare colpe e responsabilità?

«È una sconfitta dolorosissima per tutto il Paese e ovviamente per tutti noi che facciamo, e abbiamo fatto, calcio. È una responsabilità di tutti, ognuno per la sua quota, e non ci si può difendere con le solite parole. Questo risultato grava su tutti noi. Anche io, in maniera indiretta, ho la mia quota di responsabilità collettiva».

Tre indizi fanno una prova: al momento l'Italia del calcio non è a un livello tale per partecipare alla fase finale dei Mondiali. Come se lo spiega?

«Non me lo spiego. Non posso pensare che sia una reale scala di valori che ci retrocede a posizione infime del ranking internazionale. Ma è successo e non si può fare finta di niente. Vanno riviste, e rivisitate, alcune convinzioni, a cominciare dalla condizione psicofisica dei calciatori. Quelle come contro la Bosnia, sono partite cui devi arrivare in un altro modo. Ma in Italia prevale lo stress da risultato, prevalgono le partite di campionato sulla Nazionale. Da questo punto di vista va rivisto qualcosa. Chi fa questo mestiere, me per primo, e chi lo ha fatto per 30 anni si deve interrogare sul perché si è concretizzato questo collasso».

Crede sia arrivato il momento in cui, a partire dai settori giovanili, bisogna tirare una riga e ripartire da capo?

«Il discorso è molto articolato, difficile liquidarlo in una conversazione. Ma la carenza di talento è un dato inoppugnabile. Nei settori giovanili imperversa la tattica e non si agevola la giocata estemporanea, la giocata della strada. Queste caratteristiche sono interdette da altre esigenze, che poi in realtà sono false esigenze perché ai ragazzi non dovrebbe essere spiegata la tattica. Basterebbe spiegargli quando temporeggiare in una chiusura su un avversario e poco altro. C'è invece bisogno di palleggio, dribbling, ispirazione, le cose della piazzetta che abbiamo visto anche in campo ieri in alcuni giocatori della Bosnia».

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E casomai per una volta guardare anche a chi ha saputo negli ultimi anni fare meglio dell'Italia.

«Bisogna assumere una posizione d'ascolto e di visione, essere un po' meno arroganti.

Dobbiamo essere più aperti a quello che fanno gli altri. La Norvegia ha avuto dei miglioramenti talmente consistenti che ci hanno portato a non andare al mondiale. Loro sono cresciuti, noi no. Se non si migliora il peggioramento è dietro l'angolo. Rimanere fermi significa peggiorare».

Il ct Gattuso dopo la partita era distrutto: come vede il futuro di Rino?

«Un guerriero come lui, che ha costruito la sua leggenda ricorrendo a tutte le caratteristiche di lotta e di sudore, avrà l'inferno dentro. Perdere con l'Italia è diverso da perdere con il club: la Nazionale è di tutti. Già c'è stata una vittima, Luciano Spalletti, che si sta riprendendo solo adesso. Per Gattuso sarà molto difficile ricominciare, ripartirà certamente da un club e farà la sua strada ma uno come lui avverte il morso della sconfitta più di chiunque altro».