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Schelotto: “Inter? Rischiò di saltare per una ragazza! Moratti mi fece capire…”

Ezequiel Schelotto
L'ex calciatore dell’Inter ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport: l’ex nerazzurro oggi è a Lugano e gioca in Serie C svizzera
Alessandro De Felice
Alessandro De Felice Redattore 

Ezequiel Schelotto, ex calciatore dell’Inter, ha rilasciato un’intervista ai microfoni de’ La Gazzetta dello Sport. L’ex nerazzurro oggi è a Lugano, quartiere Paradiso, dove gioca in Serie C svizzera e allo stesso tempo è diventato vicepresidente del club rilevando le quote di Maxi Lopez, suo compagno di squadra ai tempi del Catania degli argentini guidato in panchina dal Cholo Simeone.

Lei e Maxi vi conosceste ai tempi del Catania degli argentini, con il Cholo Simeone allenatore...

“Il Cholo è esattamente come lo vedi in campo, uno che vuole vincere a tutti i costi. Riuscì a trasmetterci la sua mentalità prima del derby contro il Palermo, in casa. Grazie... a un film. Di solito alla vigilia delle partite faceva un discorsetto in albergo, ma quella volta salì su una sorta di palco, non parlò mai e proiettò il video del discorso di Al Pacino in “Ogni maledetta domenica”, ma con immagini di noi giocatori. Stravincemmo 4-0. Da lì partì un grande cammino che ci portò a fare il record di punti per il Catania in Serie A prima di Montella”.

Schelotto: “Inter? Rischiò di saltare per una ragazza! Moratti mi fece capire…”- immagine 2

Bisoli svelò: «Ho fatto piangere più Schelotto che i miei figli». Perché?

“Cesena, lottiamo per la promozione in Serie A, dovevamo recuperare 16’ di una partita col Sassuolo interrotta per neve. Io giocavo di fronte a Bisoli, il Sassuolo fa gol così lui impazzisce con me perché eravamo di fronte: “È colpa tua! Ora ti tolgo!”. Non era vero, però passavo di lì. Ma dagli spalti mio padre sente l’allenatore contro di me e comincia a difendermi. Passano tutta la partita ad insultarsi e alla fine per poco non si scontrano mentre io scoppio a piangere. Il giorno dopo andai a chiedere scusa al mister, ma aveva già archiviato tutto”.

Ha parlato di Dimarco, ci racconti la sua Inter…

“Arrivai dall’Atalanta dopo mesi difficili: una ragazza troppo innamorata di me mi accusò di alcuni fatti che poi vennero smentiti anche dalla giustizia, tanto che vinsi la causa e decisi di devolvere tutto in beneficenza. La trattativa con l’Inter rischiò di saltare proprio per quella storia, ma fortunatamente la verità venne fuori”.

Si sarebbe mai immaginato un esordio così in nerazzurro?

“Derby. In panchina c’era Stramaccioni, io ero appena arrivato ma nella ripresa decide di lanciarmi comunque. Passano 5’, colpisco di testa e... gol. Non riuscivo nemmeno a crederci. Mi è passata davanti tutta la mia vita, tutti i sacrifici, ogni lacrima versata per questo sport. E sono scoppiato a piangere dall’emozione. Tutti e sei i miei fratelli erano venuti a vedermi direttamente dall’Argentina insieme al resto della famiglia. Non avevo idea che il mio debutto con l’Inter potesse andare tanto bene. Solo il presidente Moratti riuscì a farmi capire nell’immediato l’importanza di quel gol. Mentre stavo rientrando negli spogliatoi, dopo essermi goduto ogni istante al centro del campo, il presidente mi prese sotto braccio e mi disse “Guarda, guardati intorno. Pensa a quante persone ti hanno visto segnare nel derby stasera qui a San Siro e ai milioni di telespettatori che seguivano da casa: resterai per sempre nella storia””.

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Tanto da incidersi la data sulla pelle.

“Una scommessa con Ricky Alvarez. La sera prima ci eravamo giurati che se uno dei due avesse segnato, la mattina dopo saremmo volati dal tatuatore. E così è andata: un sogno ad occhi aperti. Come il Paradiso, il mio”.