Stefano Sensi, ex centrocampista dell'Inter oggi all'Anorthosis, ha concesso un'intervista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport. Ecco le sue parole sul suo periodo nerazzurro: «Un ricordo bellissimo, un traguardo che mi ha reso orgoglioso. Penso ancora al giorno in cui mi comprarono: ero in vacanza a Formentera e il mio procuratore, a sorpresa, mi telefonò per farmi parlare con Ausilio. Le gambe mi tremavano e già sapevo che nel mio paesino tutti sarebbero stati fieri di me».

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Sensi: “Inter, primo mese incredibile! Poi gli infortuni: situazione surreale perché…”
Appena arrivato a Milano, Sensi pareva davvero un piccolo Iniesta: 3 gol e 4 assist nelle prime sei partite.
«Il primo mese è stato incredibile, ma lì per lì non capivo cosa stesse accadendo. Vai al campo, giochi, scherzi coi compagni, torni a casa e ti dedichi alla famiglia: il tempo vola. Se ripenso a come giocai in Champions contro il Barcellona, però, mi vengono i brividi. Sono cresciuto guardando Xavi e Iniesta, ho dato spettacolo nel loro Camp Nou. È stato il momento più bello della mia carriera».
Dopo quella partita, Barcellona e Manchester City cominciarono a tenerla d’occhio. Avrebbe potuto giocare con club di quel livello?
«Sì, sicuramente. Se certe squadre ti seguono è perché hanno visto in te qualcosa di importante.
Poi è successo quello che è successo e va bene, non ci posso fare nulla».
Contestualizziamo: quattro giorni dopo la bellissima sfida disputata al Camp Nou, rimediò il primo di una lunga serie di infortuni. Cosa è accaduto?
«Giocavamo contro la Juve, mi feci male all’adduttore. Sembrava un infortunio come gli altri, in effetti era così. Però subito dopo ho avuto un altro problema, poi un altro e un altro ancora. Una situazione surreale, proseguita per un anno e mezzo. È così che i brutti pensieri prendono il sopravvento».
Voleva davvero smettere di giocare?
«Sì, ma mia moglie mi ha convinto ad andare avanti e a non gettare la spugna. Tornassi indietro, avrei cercato subito un mental coach: tre anni fa ne ho trovato uno e oggi non posso farne a meno. Pensateci: ti fai male svariate volte, torni ad allenarti e hai sempre paura di un nuovo infortunio. Oppure succede il contrario, spingi troppo perché vuoi tornare al top e magari rimedi uno strappo. Serve il giusto equilibrio. I mental coach sono importanti, però i calciatori devono abituarsi a fidarsi di loro».
Il “what if” viene da sé: senza gli infortuni, oggi Sensi dove sarebbe?
«È difficile da dire, sono successe tante cose. Magari al Barcellona o al Manchester City, oppure ancora all’Inter».
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