Il tecnico racconta il suo rapporto con le critiche: “Bisogna aumentare la capacità di essere disprezzati. Sapere che non si può piacere a tutti rende liberi”

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Nel corso dell’intervista concessa a Tuttosport, tra gli argomenti trattati da Luciano Spalletti c’è anche quello che la gente pensa del tecnico fuori dal campo.

Spalletti
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La narrazione “in campo è il top, ma uscito dal campo si perde”, viene smontata così da Spalletti: “Chi si è accanito in passato su di me ha perso il proprio tempo. Tutta fatica sprecata. Mi sono sempre criticato da solo. Sono il più bravo a non concedermi alibi e scuse. Di fronte agli eccessi, di critiche e lodi, prendo sempre solo una parte per migliorarmi”.

Spalletti

Come ha convissuto lei col disprezzo nella vita e in generale nel corso delle varie tappe del suo percorso professionale?

«Dobbiamo aumentare tutti la nostra capacità di essere disprezzati: io ho imparato a gestirlo, mi hanno scritto di tutto. Ho dato testate alla scrivania, ho citato le Galline del Cioni. In famiglia siamo delle belvette: mio fratello quando tornavo a casa mi guardava e mi urlava “Grande, stiamo sui coglioni a tutti, vuol dire che stai facendo un lavoro perfetto”. Ecco, cerco di non dimenticare mai quell’insegnamento, quella gioia nel prendere di petto il disprezzo. Perché solo l’accettazione del disprezzo, il sapere che non si può piacere a tutti, rende liberi di essere se stessi».

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