Intervistato da La Provincia di Como, il presidente del Como Suwarso ha parlato della squadra, ma anche del futuro di Nico Paz e dello stadio

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Suwarso: “Paz? Non so se resta. Non debiti ma investimenti! Lo stadio e il futuro di Fabregas…”
Partiamo dalla squadra. Contento?
Sì, contento. Credo che siamo più avanti di dove ci saremmo immaginati. Mi pare che l’incrocio di dati e statistiche in prospettiva ci dessero settimi, per questa stagione.
Si dice: siete gli unici a giocare un calcio diverso rispetto al vecchio pallone italiano.
—Non sono così d’accordo, se guardiamo in generale. Nel senso che in passato abbiamo visto il Napoli di Sarri o il Bologna di Thiago Motta giocare molto bene.
Eppure del Como si dice questo. Anzi, per l’esattezza: fino a qualche settimana fa il Como sembrava dare fastidio, sembrava uno schiaffo vivente al calcio italiano, adesso c’è chi comincia a prenderlo come modello.
—Io credo che il calcio, rispetto ad altri business, sia molto dominato dalle emozioni. Tutto questo dibattito, secondo voi, sarebbe nato se l’Italia fosse passata? Bastava un rigore dentro o fuori, o l’espulsione mancata di Bastoni. Oggi nessuno sarebbe qui a fare questi discorsi. Noi cerchiamo di costruire qualcosa di solido con un progetto a lungo termine. Per questo noi ci fidiamo molto dei dati, perché sono liberi dalle emozioni.
Paz resta?
—Non lo so. Come sapete ci sarà tempo per parlarne.
E Fabregas? Preoccupato per il City che lo vuole?
—(sorriso pieno) Lo vuole anche il Newcastle credo... Ho letto. Mah, io so che ci sentiamo spesso, parliamo spesso del futuro, mi chiama per i giocatori per l’anno prossimo. Siamo allineati.
E lo stadio nuovo?
—Presenteremo un progetto entro uno o due mesi. Sarà una versione del primo, addolcito dalle controdeduzioni della Sovrintendenza, di cui abbiamo tenuto conto.
Presentazione pubblica?
—No, lo mostreremo al Comune e poi sarà reso pubblico. La prima volta abbiamo fatto la conferenza stampa per mostrare le nostre intenzioni, adesso si conoscono bene.
Sarà uguale a quello che avete presentato?
—Simile, le linee guida sono quelle, ma senza albergo e con meno attività, una cosa più a misura di cittadino.
L’Europa?
—Per scaramanzia non la voglio nominare. E’ ancora lunga.
Si è parlato di fair play finanziario ostacolo per giocare in Europa.
—Siamo tranquilli. Nessuna squadra che gioca in Europa, due anni prima era in serie B. Normale che avremo delle opportunità per adeguarci ai parametri. Però voglio dire una cosa. Noi abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi, sportivi ed extrasportivi, di questa stagione. Questo vuol dire che già da adesso possiamo concentrarci sulla nuova stagione. Abbiamo portato i ricavi da 8 a 60 milioni, e questo è un bel risultato. Abbiamo diversi progetti avviati. I proprietari sono molto soddisfatti.
Parliamo del bilancio. Si sbandierano passivi e grandi spese.
—Guardi, io parlerei di investimenti. Intanto non abbiamo debiti finanziari, non siamo esposti con le banche e questo è un fatto significativo. Poi: due anni fa eravamo in B ed è ovvio che per costruire una squadra di serie A bisogna fare un investimento forte. Quanto giocatori abbiamo comprato? Tanti. Perché eravamo una start up. Il valore dei nostri giocatori però è aumentato. Almeno undici nostri giocatori hanno elevato il valore del club. Per questo posso parlare di investimento. Ora l’obiettivo è far crescere la curva dei ricavi e calare quella delle spese. Abbiamo una squadra molto giovane, non credo che in futuro ci sarà da fare interventi massicci sul mercato. E ci stabilizzeremo. Dobbiamo capire che è l’inizio di un percorso. Per poi diventare sostenibili.
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