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Tardelli: “Inter, Scudetto vicino: Barella simbolo, 3 mesi non cambiano una carriera”

Alessandro De Felice
Alessandro De Felice Redattore 
L'ex calciatore ha analizzato il momento e la stagione del centrocampista dei nerazzurri e della Nazionale

Un paragone importante, che torna in auge in un momento chiave per la Nazionale. Marco Tardelli si è spesso rivisto in Nicolò Barella, mezzala d’incursione instancabile, generosa e con il piacere del gol.

A due giorni dalla sfida decisiva di Zenica tra Bosnia e Italia, l'ex calciatore ha rilasciato un'intervista ai microfoni de' La Gazzetta dello Sport per parlare proprio del centrocampista nerazzurro.

"Barella giù di questi tempi? Non si può mica essere sempre al massimo. Ci sono stagioni o momenti più difficili. Succedeva anche a me. Stanchezza fisica e mentale, altre motivazioni, e non sempre sai il perché. Tre mesi negativi, però, non cambiano una carriera. Devi soltanto avere pazienza e ricordare quello che mi disse Bearzot in Argentina".

Cosa era successo con il ct?

"Non lo dimenticherò mai. Era fine maggio ’78, io ero letteralmente a pezzi. Non mi riuscivano neanche le cose più facili. Bearzot mi sostituì in un’amichevole prima del Mondiale in Argentina. Io, depresso, gli dissi: “Mister, capisco che lei non ha più fiducia in me. Mi lasci fuori, se vuole... Rispose subito: “Marco, non dire cazzate. Se non riesci a fare altro, passa la palla al compagno”. Voleva dire: fai le cose semplici, non strafare. Poi è andata come sappiamo, con la Nazionale anche più bella di quella dell’82".

Barella con i nordirlandesi ha fatto le cose facili…

"Perché è un giocatore intelligente".

Vera la storia che Barella o Tardelli, dopo dieci anni di corse a perdifiato, non possono avere le energie di un tempo?

"No, le energie si ricaricano. E poi, se fossi l’Inter, dopo il Mondiale gli darei un mese di vacanza assoluta. Basta per recuperare".

Dopo il Mondiale: quindi andiamo?

"Sono sicuro. La Bosnia non è all’altezza dell’Italia. E anche se non abbiamo una Nazionale forte, sento che faremo grandi cose. L’avevo detto anche prima del 2006: quella di Lippi mi ricordava l’Italia di Bearzot nell’82, calciopoli, il pessimismo, tutti contro, una situazione difficile".

Insomma, quest’Italia le piace.

"Sì e mi piace Gattuso. Ha creato un gruppo unito. Chiama i giovani, da Esposito che non è più una novità, a Pisilli a Palestra. Ricordiamoci di Rossi e Cabrini in Argentina: Antonio debuttò proprio contro la Francia".

Gattuso in campo accanto aveva Pirlo. Uno che non starebbe male in questa Nazionale.

"Pirlo oggi non ce l’ha nessuno. Se ci fosse, sarebbe il leader. Ma Barella, Locatelli e Tonali compongono il miglior reparto possibile. Cristante, Pisilli e Frattesi possono aggiungersi in ogni momento".

Barella meno incursore e più uomo d’ordine e di gestione: una trasformazione legata all’età?

"Posso dirle che io a tutte queste cose non credo? Se sei un giocatore dell’Inter e della Nazionale, devi saper fare tutto. Vai dove trovi lo spazio, e lui si lancia sempre. Come facevo io".

Barella compie 70 presenze in Nazionale come Mazzola: solo Bergomi e Facchetti ne hanno di più tra i nerazzurri. Qualificarsi darà anche una spinta in chiave Inter?

"Barella è un simbolo assoluto dell’Inter e andare al Mondiale moltiplicherà le forze. Ma direi che l’Inter è già molto vicina allo scudetto".