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fcinter1908 news interviste Veron: “Calhanoglu risorsa Inter, regista super. E poi ha il tiro da fuori, ora si vede poco”

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Veron: “Calhanoglu risorsa Inter, regista super. E poi ha il tiro da fuori, ora si vede poco”

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Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex centrocampista dell'Inter Juan Sebastian Veron ha parlato del grande gol di Calhanoglu
Andrea Della Sala Redattore 

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex centrocampista dell'Inter Juan Sebastian Veron ha parlato del grande gol di Calhanoglu contro la Roma:

«Calhanoglu ha fatto oggi quello che ai miei tempi era abbastanza frequente – spiega Juan Sebastian Veron, centrocampista che di tiri da fuori area se ne intende parecchio –. Una volta, soprattutto chi giocava da mezzala o da mediano ci provava sempre, quando arrivava ai venticinque metri. Adesso, invece, si preferisce andare dentro con il pallone, mah... A me tirare le botte da fuori piaceva moltissimo. E non mi venivano male...».

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Che cosa ha ammirato nel gesto di Calhanoglu?

«Innanzitutto, il fatto che non avesse nessun avversario a contrastarlo. Ha avuto il tempo di prendere la mira e di calciare. Poi lui è stato bravo a imprimere potenza e a non perdere la coordinazione, errore che si commette spesso. Mi è piaciuto, in particolare, il fatto che lui abbia indirizzato il pallone proprio lì. Tante volte si vedono tiri a casaccio in rete non si sa come. Qui, invece, no. Ha cercato quella zona della porta e l’ha trovata. Bravo».

Come mai si calcia di meno da fuori area?

«Perché ci vuole coraggio: il coraggio di sbagliare, intendo dire, e di non sentire le critiche della gente. E poi perché serve una notevole tecnica. Il pallone va colpito in un certo modo e la gamba bisogna lasciarla andare via, ma senza mai perderne il controllo».

Ci può spiegare bene?

«Primo esercizio: si deve calciare di collo o di collo esterno. Non certo d’interno piede, altrimenti non si riesce a imprimere forza. Secondo esercizio: è necessario decidere se il pallone deve viaggiare rasoterra o in aria. Terzo esercizio: la mira va presa osservando la posizione del portiere, e non bisogna calciare alla cieca come spesso vedo fare. Per riuscire bene in questo fondamentale del calcio è necessario tanto allenamento: tiri, tiri, tiri, e ancora tiri in settimana. Soltanto così si fanno progressi».

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Calhanoglu è uno specialista, non è la prima volta che gli riesce un gol così.

«Ha nel suo bagaglio questa qualità. E non ha soltanto questa: è un ottimo regista, detta i tempi alla squadra, sa quando è il caso rallentare o di velocizzare l’azione. Ha un ottimo lancio che apre le difese avversarie e trova il compagno smarcato. Per l’Inter è una grande risorsa».

Torniamo indietro con la memoria: il suo gol più bello con un tiro da lontano?

«Gennaio 1997, ero alla Sampdoria. Angolo di Mihajlovic e io calcio al volo appena dentro l’area. Pallone sotto l’incrocio dei pali. E poi una rete a San Siro contro l’Inter, quando ero al Parma. Mi pare fosse una partita di Coppa Italia. Lancio di Asprilla a tagliare il campo e io, al volo, incrocio sul palo lontano. Forza, precisione e coordinazione. Quella volta, arrabbiati perché dicevano che c’era un fallo precedente, quelli dell’Inter protestarono e tre furono espulsi. Non mi era mai capitato: io faccio gol e tre avversari vengono cacciati... E alla fine di quella stagione vincemmo Coppa Italia e Coppa Uefa».