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Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex centrocampista dell'Inter Juan Sebastian Veron ha parlato del grande gol di Calhanoglu contro la Roma:
«Calhanoglu ha fatto oggi quello che ai miei tempi era abbastanza frequente – spiega Juan Sebastian Veron, centrocampista che di tiri da fuori area se ne intende parecchio –. Una volta, soprattutto chi giocava da mezzala o da mediano ci provava sempre, quando arrivava ai venticinque metri. Adesso, invece, si preferisce andare dentro con il pallone, mah... A me tirare le botte da fuori piaceva moltissimo. E non mi venivano male...».
Che cosa ha ammirato nel gesto di Calhanoglu?
«Innanzitutto, il fatto che non avesse nessun avversario a contrastarlo. Ha avuto il tempo di prendere la mira e di calciare. Poi lui è stato bravo a imprimere potenza e a non perdere la coordinazione, errore che si commette spesso. Mi è piaciuto, in particolare, il fatto che lui abbia indirizzato il pallone proprio lì. Tante volte si vedono tiri a casaccio in rete non si sa come. Qui, invece, no. Ha cercato quella zona della porta e l’ha trovata. Bravo».
Come mai si calcia di meno da fuori area?
«Perché ci vuole coraggio: il coraggio di sbagliare, intendo dire, e di non sentire le critiche della gente. E poi perché serve una notevole tecnica. Il pallone va colpito in un certo modo e la gamba bisogna lasciarla andare via, ma senza mai perderne il controllo».
Ci può spiegare bene?
«Primo esercizio: si deve calciare di collo o di collo esterno. Non certo d’interno piede, altrimenti non si riesce a imprimere forza. Secondo esercizio: è necessario decidere se il pallone deve viaggiare rasoterra o in aria. Terzo esercizio: la mira va presa osservando la posizione del portiere, e non bisogna calciare alla cieca come spesso vedo fare. Per riuscire bene in questo fondamentale del calcio è necessario tanto allenamento: tiri, tiri, tiri, e ancora tiri in settimana. Soltanto così si fanno progressi».
Calhanoglu è uno specialista, non è la prima volta che gli riesce un gol così.
«Ha nel suo bagaglio questa qualità. E non ha soltanto questa: è un ottimo regista, detta i tempi alla squadra, sa quando è il caso rallentare o di velocizzare l’azione. Ha un ottimo lancio che apre le difese avversarie e trova il compagno smarcato. Per l’Inter è una grande risorsa».
Torniamo indietro con la memoria: il suo gol più bello con un tiro da lontano?
«Gennaio 1997, ero alla Sampdoria. Angolo di Mihajlovic e io calcio al volo appena dentro l’area. Pallone sotto l’incrocio dei pali. E poi una rete a San Siro contro l’Inter, quando ero al Parma. Mi pare fosse una partita di Coppa Italia. Lancio di Asprilla a tagliare il campo e io, al volo, incrocio sul palo lontano. Forza, precisione e coordinazione. Quella volta, arrabbiati perché dicevano che c’era un fallo precedente, quelli dell’Inter protestarono e tre furono espulsi. Non mi era mai capitato: io faccio gol e tre avversari vengono cacciati... E alla fine di quella stagione vincemmo Coppa Italia e Coppa Uefa».
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