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Il difensore dell'Inter, Alessandro Bastoni, è stato espulso durante la gara contra la Bosnia e ha lasciato l'Italia in 10 per più di un tempo.
"L’Italia è arrivata a Zenica accompagnata da quel video, ingenuo quanto spontaneo, con tre giocatori che festeggiavano la vittoria della Bosnia in Galles. Forse non era questo il messaggio che doveva passare, cioè che la Nazionale preferisse la trasferta nei Balcani rispetto al volo sopra alla Manica, ma le immagini televisive rappresentavano una sensazione forte che neppure la precisazione di Federico Dimarco aveva cancellato. Ma l’esultanza più grave, perché violava il codice di etica sportiva, si era vista sugli schermi qualche settimana prima, in occasione della famosa espulsione di Kalulu provocata dal tuffo truffaldino di Alessandro Bastoni. Il difensore dell’Inter l’aveva già pagata cara, con i fischi e la censura di tutti gli avversari di tutti gli stadi italiani. Ma a Zenica è stato maltrattato dal karma, spingendo i compagni azzurri “dentro l’abisso” proprio come profetizzavano i media bosniaci con titoli fin troppo sbarazzini", si legge su La Gazzetta dello Sport.
"Il cartellino rosso dell’arbitro Turpin, sventolato con eleganza francese ma severità incontestabile, esprime la condanna peggiore, secondo il principio della flagranza differita. Contro la Juventus sei stato perdonato da un vuoto normativo del protocollo Var ma qui, a un passo dal Mondiale, sei colpevole e ti ho visto bene. Espulso quando ancora non era finito il primo tempo e l’Italia, sia pure soffrendo, stava vincendo 1-0. Avrebbe potuto evitare il fallo su Memic lanciato verso la porta di Donnarumma? Si può discutere all’infinito, dopo. Ma in quelle situazioni, in quegli istanti, un difensore deve solo decidere se agire o scansarsi: Bastoni ha scelto di buttarsi in scivolata ed è scivolato dentro al peggiore degli incubi. Rimasto anche lui a terra, era così mortificato da non riuscire neppure a protestare. Ha provato a chiedere spiegazioni, a chiarire che in fondo da quelle parti transitava Mancini e poteva rimediare alla chiara occasione da gol. Ma non era aria. E lui, sin dal 14 febbraio quando mostrò il pugnetto beffardo a San Siro, lo sapeva bene".
"Quanto è successo dopo era scritto dentro al copione beffardo di una partita già girata nella direzione sbagliata: senza le manone di Gigio Donnarumma, che ha ceduto solo alla mischia dalla quale è sbucato tale Tabakovic, l’Italia non sarebbe neanche rimasta agganciata alla speranza dei supplementari. La danza di Kean, quella sì propiziatoria e liberatoria dopo lo 0-1, non è comunque bastata per completare la missione. Perdere ai rigori è sempre doloroso, perché ti sembra di non meritarlo, ma il terzo Mondiale ci era scappato di mano molto prima, a causa di quel tackle incauto che ci ha costretto a difendere l’indifendibile fino al minuto 120. Abbiamo sperato in un occhiolino della sorte, una volta sbucati dagli undici metri. Macché. Restiamo a casa un’altra volta, incredibile E l’esultanza buona, pura e meritata è della piccola Bosnia, che si era fermata per un giorno a scrutare le stelle del pallone e riacciuffa il Mondiale a 12 anni dall’ultima volta. Quanto la invidiamo", aggiunge Gazzetta.
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