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Condò: “Italia, 2026 orribile! Da Serie A a 18 squadre a Malagò: cosa serve”

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Il giornalista ed editorialista del Corsera ha analizzato i problemi del calcio italiano e provato a suggerire le soluzioni per la rinascita
Alessandro De Felice
Alessandro De Felice Redattore 

Paolo Condò, giornalista ed editorialista del Corriere della Sera, ha analizzato nell'edizione odierna del quotidiano il periodo no delle squadre italiane in Europa.

Con Bologna e Fiorentina eliminate nei quarti di finale rispettivamente di Europa League e Conference League, nessuna squadra di Serie A ha raggiunto le semifinali delle Coppe Europee.

"Le eliminazioni di Bologna e Fiorentina hanno chiuso il cerchio del 2026 annus horribilis del nostro calcio. In parallelo al terzo Mondiale mancato di fila sono risultati che descrivono la gravità della situazione, e spiegano il traffico per l’elezione del nuovo presidente federale".

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Condò analizza poi tre temi:

Occorre varare una strategia di lungo periodo, o una che intervenga subito sull’esistente?

"Entrambe. La situazione è questa perché nel 2017, dopo la prima eliminazione, non si è intervenuti subito in profondità: eppure i giocatori italiani stavano scomparendo già allora dalle distinte della serie A. Il target di utilizzo cui il piano di rilancio dovrebbe tendere è il 50 per cento di giocatori selezionabili (comunque meno della Spagna, ma più delle altre leghe e molto più dell’attuale 30 per cento). Le regole europee non consentono protezionismi, gli italiani devono giocare perché se lo meritano, da cui le necessarie politiche sui settori giovanili. Premesso questo, però, in Bosnia ci saremmo dovuti qualificare lo stesso. E quindi la Federazione lavori sulla prospettiva, ma il settore Nazionali dovrà portare risultati molto prima, anche perché da Allegri a Conte il c.t. che si profila sarà un nome pesante. Andrebbe posto uno stop alla retorica del gruppo da ringraziare, refrain di tutti gli allenatori sconfitti di questa primavera a partire da Gattuso: il rendimento successivo nei club di diversi azzurri ha smontato la narrazione. Il mix di potenza e tecnica di Zaniolo sarebbe stato prezioso nel secondo tempo di Zenica, in 10 contro 11, e chi se ne frega se non s’era lasciato bene con qualcuno.

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Perché la Lega di Serie A ha candidato Giovanni Malagò?

"La prima risposta è ovvia, Malagò è stato e probabilmente è ancora il miglior dirigente sportivo italiano. La seconda è un dubbio grande così, perché il tema in ballo tra Federazione e Lega è lo spazio da garantire alle Nazionali, e non è pensabile che Malagò, dopo una vita passata in tuta azzurra a fare festa con tutte le Nazionali possibili, si trasformi nel gelido custode degli interessi dei club a scapito dell’italia. Viene da pensare che se accetterà la candidatura, lo farà sulla base di un programma contenente subito una misura forte, tipo la riduzione a 18 squadre della A, peraltro già citata dai suoi grandi elettori più attivi, Marotta e De Laurentiis (le sue 16 sono un chiaro ballon d’essai). Ovvero: la Lega si assume l’onore/onere di indicare il presidente, ma in cambio concede gli spazi negati fin qui. Al di là delle ruggini personali, che esistono, la politica osteggia Malagò perché un commissario avrebbe le mani più libere sulle riforme, un po’ come il governo tecnico di Mario Monti sollevò i partiti dal compito di riformare le pensioni".

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Perché la riduzione a 18 squadre migliorerebbe le cose? Per i famosi stage azzurri?

"Non solo. I giocatori hanno bisogno di rifiatare, di recuperare dagli infortuni, di staccare mentalmente, e la settimana di pausa di fine anno, seguita magari da un’altra di richiamo atletico, assecondava queste necessità. Non solo è saltata, ma in quelle date hanno aggiunto la trasferta in Arabia di quattro squadre per la Supercoppa, col risultato che a febbraio, nei playoff di Champions, sono due anni che le nostre formazioni esangui prendono schiaffi da chiunque. Le coppe sono cambiate, si gioca anche a fine gennaio, uno staff deve studiare otto avversarie, non più tre come una volta. Serie A a 18 squadre e Supercoppa a Ferragosto (dove volete, ma in gara unica): non è certo tutto, ma sarebbe un inizio".