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C'è attesa per capire cosa succederà con l'inchiesta della Procura di Milano sul designatore degli arbitri Gianluca Rocchi per l'ipotesi di reato di frode sportiva.
Come spiega il Corriere della Sera, "prima della (e indipendentemente dalla) denuncia alla giustizia sportiva fatta dall’ex guardalinee Domenico Rocca, deluso per essere stato ridimensionato dalle valutazioni della commissione arbitrale nazionale. Lo si ricava dal fatto che, prima dell’invito a comparire notificato adesso a Rocchi e al supervisore del Var Andrea Gervasoni in vista del loro interrogatorio fissato per giovedì 30 aprile, il pm Maurizio Ascione ha chiesto al gip la proroga delle indagini preliminari. Fino al 2023 le indagini preliminari potevano durare sei mesi prorogabili di altri sei, invece dopo la legge Cartabia una Procura deve chiedere la proroga (di sei mesi) se vuole continuare una indagine che sia in corso da più di un anno".
"Dunque, dall’esistenza di questa proroga di indagine si può dedurre che l’iscrizione della notizia di reato risalga a 12 mesi fa, anzi 13 perché c’è da conteggiare il mese estivo di sospensione feriale dei termini. E si può, a ruota, presumere che quindi l’indagine fosse già in corso da qualche settimana al momento del 2 aprile 2025, giorno che la Procura indica come l’occasione nella quale Rocchi «in concorso con più persone, presso lo stadio San Siro durante la gara di andata di Coppa Italia del 2 aprile 2025» tra Inter e Milan, avrebbe «”combinato” o “schermato” la designazione dell’arbitro Daniele Doveri alla direzione della semifinale del torneo il 23 aprile 2025, onde poi assicurare all’Inter direzioni di gara diverse dal «poco gradito» Doveri per la eventuale successiva finale di Coppa Italia e per il resto delle partite del campionato di serie A», gare di ben «maggiore interesse per la squadra milanese».
Ulteriore deduzione che si può trarre è che allora la fonte di questa asserita conoscenza investigativa potrebbe radicarsi non soltanto in qualche sinora non nota testimonianza, ma anche in altrettanto potenziali intercettazioni in corso nella primavera 2025: infatti l’ipotesi di reato di frode in competizioni sportive, introdotta dalla legge n. 401/1989 con limiti di pena da 6 mesi a 2 anni che non consentivano intercettazioni, nel 2014 è stata modificata con il rialzo della pena da 2 a 6 anni, che dunque in linea teorica avrebbe potuto legittimare il ricorso a questa tecnica di indagine.
Se sia questa o no la fonte della contestazione a Rocchi, il designatore arbitrale lo scoprirà soltanto giovedì, al pari di Gervasoni, dalle domande di pm e GdF qualora accogliesse l’invito a presentarsi per l’interrogatorio. Ma i due indagati non hanno ancora deciso se avvalersi o meno della facoltà di non rispondere, perché — spiega ad esempio il legale di Rocchi, Antonio D’Avirro — «le contestazioni sono generiche, non si capisce molto, non sappiamo chi sono le persone che avrebbero concorso all’ipotesi di reato».
Al momento, in effetti, sulla base dell’unico atto depositato alle parti, non è possibile comprendere se la Procura non abbia altri elementi di prova o li possieda ma non abbia ritenuto sinora di scoprirli. In questo limbo, ad esempio, si intuisce che sia indagato e abbia già parecchio tempo fa ricevuto un invito a comparire anche un altro arbitro, Luigi Nasca, che era al Var di Inter-Verona dell’8 gennaio 2024, la partita della discussa non chiamata della revisione sulla gomitata del difensore nerazzurro Alessandro Bastoni al gialloblu Duda: e tuttavia questa vicenda non figura nell’invito a comparire di Rocchi, né per essa risulta indagato l’altro addetto al Var di quella partita, sicché è possibile che a coinvolgere Nasca sia invece il differente episodio contestato a Gervasoni, che però riguarda il rigore di una partita di serie B, Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025", chiude il Corriere della Sera.
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