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Tra le colonne portanti dell'Inter di Chivu c'è anche il centrocampista. Barella sempre in campo, ha reagito al momento di flessione tornando ancora decisivo
"Anche ieri sera, nel giorno del suo terzo scudetto, s’è visto un Barella alla Forrest Gump, senza il cappellino rosso della “Bubba Gump gamberi” ma con la solita «voglia di correre». Barella è questo e sarà questo finché avrà fiato nei polmoni. Di nuovo campione d’Italia dopo i due titoli del 2020-21 e del 2023-24, il primo con Conte e il secondo con Simone Inzaghi. L’ultimo, figlio della finale di Champions persa 5-0 col Psg, è arrivato con Chivu, l’allenatore che l’ha sempre difeso pure nei momenti no, quando San Siro rumoreggiava per qualche palla persa. Per “Cristi” è sempre stato una delle colonne su cui costruire la squadra. E in ruoli diversi: mezzala, ma anche regista. Un appunto: Chivu gli ha sempre chiesto di calciare di più in porta. Ha chiuso l’annata con 3 gol in Serie A. Può migliorare ancora", scrive La Gazzetta dello Sport.
"Questo è l’ottavo trofeo con l’Inter contando Coppe e Supercoppe (e a fine anno potrebbero diventare nove). Ieri ha avuto la fortuna di festeggiarlo con la fascia da capitano. Se l’è tolta solo quand’è entrato Lautaro, al rientro dopo un mese. In teoria non si potrebbe fare, ma in fondo, in una serata così, vale la pena. Col 10 nerazzurro fuori gioco per diverso tempo per l’infortunio al polpaccio, Barella s’è preso la leadership infilando anche gol e assist di spessore, spesso decisivi. L’ultimo dei 9 passaggi vincenti è arrivato nella vittoria col Como per 4-3. Suo il tocco per Thuram per il 2-1 a fine primo tempo, utile per orchestrare la “remuntada” e rimettere lo scudetto lungo l’autostrada per Milano. Ieri, infine, l’unica volta in cui Barella non ha corso è stato quando è stato sostituito nella ripresa. San Siro gli ha riservato la standing ovation, Chivu l’ha abbracciato forte. Così si fa con le colonne portanti", aggiunge Gazzetta.
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