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Tre Scudetti cuciti sul petto con tre sarti diversi. Conte nel 2021, Inzaghi 2024 e Chivu 2026. Un solo obiettivo, tante differenze, ma un unico punto di partenza: il modulo, un mantra per i tre allenatori.
“La difesa a tre che protegge e permette di ripartire, gli esterni a tutta fascia nella coperta di cinque centrocampisti, le coppie di attaccanti iconici e interscambiabili: la strada maestra non è poi tanto diversa” evidenzia La Gazzetta dello Sport.
Quello appena conquistato è il terzo Scudetto di Bastoni, Barella, Lautaro, De Vrij e Darmian, gli unici sopravvissuti alle tre gestioni. Un processo lungo e tortuoso, che ha portato alla conquista prima della seconda stella e poi del ventunesimo titolo.
La Rosea ripercorre il cammino attraverso le gestioni dei tre allenatori, a partire da Conte:
“È tornato ad essere il principe dei nemici, eppure un tempo ad Appiano plasmava un gruppo a propria immagine. Lo mandava nell’arena secondo principi codificati, quasi meccanizzati, dalla mitologica LuLa, Lukaku più Lautaro, fino al motore italiano di Bastoni e Barella. I segreti del trionfo stavano nella miglior difesa e nella continuità scientifica dopo un inizio singhiozzante, anche se agevolata dall’improvvida e prematura eliminazione in Champions”.
Poi è arrivato Simone Inzaghi dalla Lazio:
“Il fiume nerazzurro ha solo dovuto aspettare: si è rovesciato nelle strade tre anni dopo, al terzo tentativo di Simone Inzaghi. L’ex laziale aveva raccolto l’eredità di Conte e dato un’impronta differente dentro alla stessa ortodossia del 3-5-2: meno rigidità, più palleggio e libertà di giocata, con alcuni innesti strategici rispetto al titolo precedente. A sinistra ha iniziato a scorrazzare Federico Dimarco, esterno fatto in casa, e in mezzo ha dato le carte Hakan Calhanoglu, regista “totale” strappato al Milan. Soprattutto, davanti c’era una nuova coppia a cullare i sogni dei tifosi: sulle ceneri della LuLa è sorta la ThuLa. Sono stati Thuram e il capocannoniere Lautaro a permettere ai nerazzurri di salire su una stella, la seconda della storia, con un dominio totale, senza rallentamenti”.
Infine la ‘cura Chivu’:
“Questo trionfo, invece, è quello della cura e della redenzione: Cristian Chivu ha riattaccato i pezzi di cuore infranti alla fine della stagione precedente, ha riacceso sentimenti e motivazioni, ha rilanciato una generazione all’ultimo canto. Ma ha anche innestato semi di gioventù, che fioriranno definitivamente in futuro: la ThuLa è stata il terminale come due stagioni fa, ma stavolta c’era il rampante Pio a bussare alle spalle dei titolari. Il tutto, seguendo nuovi principi coraggiosi: il calcio del romeno si è dimostrato, infatti, più verticale e intenso, con meno arabeschi rispetto a Inzaghi. Dopo lo scudetto, mercato permettendo, Cristian potrà finalmente cambiare il famoso 3-5-2 della casa, ma in questa stagione di debutto e gloria ha seguito la via maestra dei predecessori scudettati: alla prova dei fatti, era quella giusta”.
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