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Inter, missione scudetto. Società ad Appiano per gli azzurri: “Dialoghi con tutti i giocatori”

Inter, missione scudetto. Società ad Appiano per gli azzurri: “Dialoghi con tutti i giocatori” - immagine 1
Quella di ieri non è stata una giornata normale, sono rientrati i nazionali e ad accoglierli c'era gran parte della dirigenza interista
Andrea Della Sala Redattore 

L'Inter ha iniziato ieri con tutto il gruppo la preparazione alla sfida di Pasqua con la Roma. Quella di ieri non è stata una giornata normale, sono rientrati i nazionali e ad accoglierli c'era gran parte della dirigenza interista.

"Non era certo un giorno di normale rientro in ufficio, uno di quelli allegri dopo party e amichevoli in giro per il mondo. Ieri ad Appiano è, invece, arrivato un esercito ferito: tornavano alle fatiche gli azzurri, con i loro cuori infranti, su tutti quello di Alessandro Bastoni, riempito ormai di dubbi sul futuro. Certo, il sorrisone di Calha, capitano di una Turchia tornata al Mondiale dopo 24 anni, era grande come la provincia di Como, ma il blocco italiano era naturalmente il più atteso. Non a caso, c’era la società schierata con lo stato maggiore, lì alla Pinetina, per accogliere i reduci rigorosamente assieme a Chivu. Il gruppo di pronto soccorso dell’Inter aveva in testa il presidente Beppe Marotta, con il direttore sportivo Piero Ausilio e il suo vice Dario Baccin. Se questi ultimi due ci sono ogni benedetto giorno, va da sé che il numero 1 del club non possa comparire con la stessa costanza, almeno non con quella di una volta. Spesso, e sempre quando serve, Marotta si presenta nel cuore dell’Inter, ed era impossibile sottrarsi in un’occasione tanto delicata: in 50 anni di pallone raramente gli erano sfilati davanti calciatori tanto feriti da una delusione sportiva. Se si aggiungono gli ultimi bassi della squadra prima della sosta, la situazione si fa seria: urge evitare che alle delusioni casalinghe si sommino quelle mondiali con il rischio di Armageddon", riporta La Gazzetta dello Sport.

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"Se non fosse stato per i flessori ballerini di Bisseck, ieri Chivu avrebbe potuto governare l’intera sua truppa e iniziare al meglio la preparazione vista Roma. Il tedesco era, invece, l’unico assente, ma in questa giornata di riunione collettiva la parola ha contato più del sudore. Così ad Appiano si è parlato parecchio, di Bosnia e Gasperini, di Nazionale e scudetto. Sarebbero argomenti differenti, ma tutto si mescola in questi luoghi e in questi tempi. La dirigenza e l’allenatore hanno dialogato con gli azzurri tutti assieme e anche individualmente: non una riunione con la liturgia del caso, ma conversazioni spontanee, il modo più semplice per fare un punto ragionato e raffreddare le emozioni. Senza arrivare al caso limite di Bastoni, pesa sulle spalle di Dimarco la polemica del video esultante dopo l’uscita del Galles e su Pio il fresco ricordo del rigore calciato in orbita: a loro, ma anche a Barella e Frattesi, un abbraccio e l’invito di andare oltre il momentaccio. La discussione, poi, è andata oltre: ci si è concentrati sulla cura più che sulla malattia e si è messo nel mirino la missione scudetto".

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"Per raggiungerlo nelle prossime 8 partite serve una dose massiccia di ottimismo e autoconvinzione, niente di più. Occorre recuperare la serenità che ha permesso di vincerne 14 su 15 prima della diavoleria di Allegri. Lo hanno detto tutti, dirigenti e allenatore: sono ansia e paura di vincere i principali nemici dei nerazzurri al momento, hanno tolto senza ragione le vecchie certezze. Nello stesso tempo, però, c’è un altro pensiero condiviso che inchioda tutti alla responsabilità: sarebbe un delitto essere beffati al traguardo, dopo aver governato la corsa con un vantaggio di +10 che poteva diventare addirittura +13. Lo scivolone con il Milan, però, ha iniziato a far intravedere qualche nuvoletta inattesa, poi dopo il pari contro l’Atalanta il cielo si è fatto più cupo e qualche gocciolina di pioggia è infine caduta a causa del pareggio con la Fiorentina, giusto prima dei playoff mondiali. L’accordo di ieri serviva a rimettere ordine e a evitare drammi: tra la Roma pasquale e la gita sul lago di Como nel turno successivo, l’Inter è nelle condizioni di evitare ogni rischio di diluvio. A patto di cancellare dal cielo ogni minima traccia di Bosnia, ma anche di Dea e di Viola", chiude il quotidiano.