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Aldo Serena si scatena contro l’ex direttore del Tg2: “Parli per lei, pensiero gretto”
"Dobbiamo essere sinceri. Quello spilungone dai capelli rossi lo ammiriamo, i suoi trionfi ci scaldano il cuore (mentre lui resta quasi impassibile) ma non lo amiamo. Non riusciamo ad immedesimarci per una serie di ragioni: perché è troppo vicino alla perfezione tecnica; è dotato di una capacità di concentrazione sovrumana; è sempre controllato nelle emozioni incapace di commuoversi davvero. Insomma, Jannik Sinner è troppo diverso dall’italiano medio – come siamo e come ci dipingono – perché scatti naturalmente l’identificazione tra i tifosi/ammiratori e il campione che primeggia. È italiano per modo di dire, più cittadino eccellente del mondo che figlio di una terra nostra. Non è per quel suo accento austro-ungarico. Anche se pensa in tedesco, ma parla un italiano perfetto. S’impegna, e ce la mette tutta, ha perfino imparato (quasi) tutte le parole dell’Inno di Mameli. Ma mentre le centinaia di italiani sugli spalti del Principato di Monaco e i milioni incollati davanti alla tv avevano quasi i lucciconi agli occhi, lui si mostrava contento ma controllato, come se quel trionfo appena consumato – con tanto di primo posto al mondo appena riconquistato – fosse un fatto normale, ineluttabile.

Per fare un esempio restando in tema, prendiamo Matteo Berrettini: bello, aitante, simpatico; bravo con la racchetta, merita applausi e sostegno. Lui sì che è un italiano vero, come quello della canzone di Toto Cutugno. È uno di noi che ce l’ha fatta. Sentiamo di somigliargli anche nelle sue ricorrenti cadute, nelle sue prestazioni altalenanti (avete presenti “le discese ardite e le risalite”?), perfino nelle storie d’amore non sempre felici e durature. Sinner è perfetto, troppo diverso per sentircelo vicino.
Anche quando, domenica scorsa, appena battuto Carlos Alcaraz a Montecarlo, è andato a bordo campo per salutare i suoi, è rimasto quasi impassibile: un sorriso, rapide strette di mano e avanti un altro. Ci chiedevamo: ok con allenatore, papà e fratello, ma ora che tocca alla fidanzata – ovviamente bellissima e biondissima – si lascerà andare? Ci saranno un abbraccio d’amore e un bacio appassionato? Macché: un sorriso controllato, uno schiocco sulla guancia, le braccia a sfiorare le spalle, pochi secondi appena, niente di più.

No, Sinner non è come noi. Non è nemmeno come ci piacerebbe diventare strofinando la lampada di Aladino. In fondo, ci piacciono anche i nostri difetti per quell’alchimia tutta italiana che tiene assieme colpi geniali e clamorosi errori. Certo, diventeremmo per necessità più talentuosi e sicuramente molto ricchi. Ma ci scopriremmo anche un po’ più tristi, perché senza un pizzico di sregolatezza, il genio faticherebbe molto a manifestarsi"
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