Quando le voci contro l'Inter si alzano e diventano fastidiose c'è una piccola grande certezza. Gianfelice Facchetti troverà un modo per rispondere in maniera ironica, rispettosa ma tagliente. È quanto successo in queste ore dopo il polverone sollevato dall'inchiesta su Gianluca Rocchi alla quale era stato immediatamente associata una teoria (non supportata da fatti e indagati) su presunti arbitri "graditi" all'Inter. Dopo qualche giorno i fatti che stanno via via emergendo non solo smentiscono le incredibili congetture sentite e lette un po' ovunque, ma mettono l'Inter in una posizione di parte lesa.

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Gianfelice Facchetti e la domanda di sempre: “Cosa rischia l’Inter? In fondo sappiamo che…”
"Cosa rischia l’Inter? È la domanda che li assilla dal 1908. Sempre quella. Cosa rischia l’Inter? Ritornello buono per tutte le stagioni in bocca a maramaldi e mascalzoni. Cosa rischia l’Inter se se ne va per la sua strada? Non andrà certo lontano… Cosa rischia se al fronte muore il suo primo Capitano? Cosa rischia se costretta a fondersi con l’Unione Sportiva Milanese e se le cambiamo il nome? Cosa rischia l’Internazionale se diventa Ambrosiana perché la parola al regime non piace? Passa il tempo eppur non passa mai, quando parlano di noi cagan solo guai. La questione è ancora quella e, a pensarci bene, la stupidità attorno non è poi così diversa, tra chi scrive a caso, parla male o sapendo tace. Cosa rischia l’Inter quando Roberto attacca, Massimo pontifica, il carrozzone urla? Non ce ne importa, amen, pace. Quello che NON rischia invece, in fondo ognun di noi lo sa… Con o senza allori, con o senza gloria, non saremo mai dalla stessa parte della storia", ha scritto sui social Gianfelice Facchetti, sintetizzando la questione come una tendenza che risale alla notte dei tempi.
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