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fcinter1908 societa e storia campioni nerazzurri Altobelli: “Beccalossi? Il vero morto sono io, non mi do pace. Abbiamo condiviso tutto”

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Altobelli: “Beccalossi? Il vero morto sono io, non mi do pace. Abbiamo condiviso tutto”

Eva A. Provenzano
Eva A. Provenzano Caporedattore 
Giornata difficile per tutti gli interisti e in particolare per Spillo per la perdita di quello che è stato un compagno ma sopratutto un amico fraterno

Suo amico fraterno. Insieme in tante battaglie sul campo e poi nella vita, con figli e nipoti al seguito. Beccalossi e Altobelli hanno giocato prima nel Brescia e poi nell'Inter: erano inseparabili. L'addio all'amico di sempre ha scosso molto Spillo che era in Kuwait e sta tornando in Italia per dare un ultimo saluto al Becca.

«Il vero morto sono io, non mi do pace. Sono in Kuwait e sto cercando un volo per tornare. Ci capivamo in campo e fuori. Piaceva tanto alla gente perché era estroso e tecnico, tutti volevano essere come lui. Dal giorno che ci siamo conosciuti a Brescia (Spillo ha giocato con le Rondinelle insieme a Beccalossi dal 1974 al 1977, poi l’avventura all’Inter, ndr), siamo sempre stati insieme. Lui era un fantasista anche fuori dal rettangolo di gioco». Era e sarà per sempre. Un 10 di quelli che con un tocco trasloca nel cuore della gente che ama il calcio e non se ne va più.

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L'intervista

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«Cosa ci univa? L'amicizia profonda. E poi in campo ci capivamo al volo», ha detto in un'intervista all'Ansa. «Abbiamo condiviso tutto: le squadre, prima il Brescia e poi l'Inter, le partite, i dopogara. Quando litigavamo con qualcuno ci spalleggiavamo. Mi sono sempre speso perché tutti comprendessero la sua bravura". Perché Beccalossi, sottolinea, "è stato sicuramente sottovalutato. Ma quando era in giornata era inarrivabile. A San Siro si veniva a vedere lui, mica l'Inter. Riportava il calcio di strada sui campi della Serie A».

«Aveva uno stile tutto suo e se non lo capivi facevi fatica a stargli dietro. Io lo feci dall'inizio, e così nacque la nostra intesa. L'assenza al Mondiale del 1982? Veniva da una grande stagione. Ma era divisivo. Bearzot non lo convocò per evitare polemiche. Alla fine ebbe ragione, perché vincemmo, ma Evaristo avrebbe meritato di esserci».

I due rigori sbagliati e il tocco sul cuore

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«Il rigorista ero io, ma veniva da un periodo difficile e mi chiese di calciarli. Glieli lasciai. Li sbagliò entrambi, ma vincemmo 2-0 e ci scherzammo sopra a lungo», ha raccontato ancora Altobelli.

«Quando l'Inter decise di cederlo e lo mise ad allenarsi a parte, mi si strinse il cuore. Andai a parlare con il presidente insieme a Rummenigge. Non cambiò nulla, ma Evaristo era questo: uno che toccava i cuori di tutti», ha concluso.