Stefano Barigelli, direttore de La Gazzetta dello Sport, ha commentato la vittoria dello scudetto da parte dell'Inter: "In questo ventunesimo scudetto c'è la quintessenza dell'Inter. Partenza disastrosa (due sconfitte nei primi tre turni), risalita dominante, presunzione di avere già tutto in tasca, quindi sconfitte e presagi di liquefazione primaverile, infine lo strappo decisivo arrivato imprevisto, con la precisione del caso. L'Inter si è costruita strada facendo risalendo dal fondale buio dov'era finita, accanto al Titanic, dopo il rigore di Pedro a San Siro all'ultimo minuto e il 5-0 di Monaco con il Psg. Scudetto e Champions persi così male da somigliare a colpi letali, accompagnati, per non farsi mancare niente, dalla decisione araba di Inzaghi.

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Barigelli: “Inter da ingiocabile a contabile. I meriti di Chivu, squadra e dirigenza”
La scelta di Chivu sembrava una soluzione di emergenza, il medico di famiglia per una malattia grave e complicatissima a cui ci si affidava solo perché il medico più vicino e perché in certi momenti meglio un amico di uno scienziato. Invece eccoci qui".
"Chivu, pur conservando alcuni difetti da novizio, ha saputo farsi leader di un gruppo forte ma afflitto da invincibile depressione. Poco alla volta, senza mai sterzate, li ha convinti che potevano tornare a vincere. Certo vincere qualcosa di possibile, non la Champions che al momento se la giocano in altre galassie, ma lo scudetto sì. L'Inter ha saputo approfittare dei guai del Napoli, la squadra favorita, campione d'Italia con un allenatore eccezionale. E anche del momento di transizione di Milan e Juve. Chivu deve molto ad alcuni giocatori di carattere e talento: Lautaro su tutti, poi Dimarco, Barella e Calhanoglu. A questi vanno aggiunti i lampi prima di Pio Esposito, poi di Thuram, la sicurezza di Akanji".
"La stagione si è snodata tra la consapevolezza della propria forza e quella dei propri limiti. I punti in classifica sono stati accumulati facendo il pieno contro le squadre meno competitive, accettando le battute a vuoto negli scontri diretti. L'Inter da ingiocabile si è fatta contabile: tre punti restano tre punti, alla fine, chiunque sia chi batti. Tutto è stato però possibile perché il club ha retto allo tsunami di delusione che ha rischiato di travolgere tutto".
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