00:47 min
fcinter1908 ultimora Capello: “Normale che l’Italia sia sotto la Premier? Alt: perché abbiamo visto l’Inter…”

ultimora

Capello: “Normale che l’Italia sia sotto la Premier? Alt: perché abbiamo visto l’Inter…”

Marco Astori
Marco Astori Redattore 
Su La Gazzetta dello Sport, Fabio Capello, ex allenatore, ha commentato l'eliminazione delle italiane dall'Europa

Tra le pagine dell'edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, Fabio Capello, ex allenatore, ha commentato l'eliminazione delle italiane dall'Europa: "Zero squadre italiane nelle semifinali delle tre coppe europee. Non ci succedeva dal 2018-19, quando la Conference non c’era ancora, e non riuscimmo a piazzare nessun club tra le migliori quattro in Champions ed Europa League. La sensazione, però, è che oggi non stiamo vivendo un episodio, un’eccezione, ma la dura realtà dei fatti. Andiamo piano. Troppo piano rispetto agli altri. Ieri la differenza di ritmo, agonismo, tecnica si è vista tutta in Aston Villa-Bologna e Fiorentina-Crystal Palace. Normale contro la ricchissima Premier, direte voi. Alt, replico io. Abbiamo visto la Nazionale andare a casa con la Bosnia, l’Inter capolista perdere due volte su due con i norvegesi del Bodo, la Juventus uscire con i turchi del Galatasaray, il Napoli non superare nemmeno il girone di Champions. No, non è semplicemente un’ammissione di inferiorità davanti all’Inghilterra che spende molto di più.

La nostra crisi è molto più profonda, diffusa e, temo, destinata a protrarsi per un po’ di tempo.

E non sono solamente i risultati a dircelo. In fondo, negli ultimi anni abbiamo visto l’Inter andare in finale di Champions in due occasioni, l’Atalanta vincere l’Europa League, la Roma alzare la Conference, a cui la Fiorentina è invece andata vicinissima per ben due volte. Quando siamo riusciti a tenere il livello di ritmo e agonismo, ce la siamo giocata. Il campionato attuale, però, mi sembra aver abbassato i giri del motore. Gli arbitri fischiano troppo, di talento ne vedo sempre meno. Non a caso, quando chi fa bene da noi si trasferisce all’estero, fatica da matti nella maggior parte dei casi . E viceversa, i McTominay, gli Hojlund o i Malen che giocavano sì e no altrove, in Serie A fanno la differenza, segnano, addirittura dominano a livello fisico. Significa che vanno in contesti dove per loro è più facile. E qui, permettetemi di aggiungere una postilla su come difendiamo. O meglio, su come non sappiamo più difendere.

Un tempo, quando le squadre italiane soffrivano un gap qualitativo con le altre, compensavano con l’arte della difesa. Eravamo i maestri in Europa e nel mondo. Oggi, pensiamo a impostare con i centrali, partendo dal basso, ma... ci facciamo più che altro male da soli. E di difensori veri non ne produciamo più. Andatevi a vedere i gol subiti ieri sera a Birmingham dal Bologna... Cosa possiamo fare, allora, per invertire la rotta? Non abbiamo i volumi di spesa della Premier, ma quando vedo dove è arrivato il Bodo Glimt in Champions o il Friburgo in Europa League, sono costretto a riflettere se il nostro problema sono davvero i soldi. Io penso di no, o almeno non del tutto, perché le nostre squadre hanno comunque investito parecchio.

Piuttosto, dobbiamo tornare a privilegiare la tecnica sulla tattica, possibilmente alzando il ritmo, perché gli altri vanno al doppio e fanno viaggiare il pallone al doppio della velocità. Non fraintendetemi, la tattica è importante, non sto chiedendo di buttare il bambino con l’acqua sporca. Ma dobbiamo produrre calciatori individualmente migliori, di personalità e liberi di esprimere il proprio talento, la propria fantasia, senza essere ingabbiati da dogmi senza senso. L’ultimo appello lo rivolgo agli arbitri. È una mia vecchia battaglia: bisogna lasciar correre di più, smetterla di punire ogni contattino, dare più ritmo alle nostre partite. Perché poi quando usciamo dai confini nazionali, si nota che non siamo abituati a certe velocità".