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Capello: “Normale che l’Italia sia sotto la Premier? Alt: perché abbiamo visto l’Inter…”
Tra le pagine dell'edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, Fabio Capello, ex allenatore, ha commentato l'eliminazione delle italiane dall'Europa: "Zero squadre italiane nelle semifinali delle tre coppe europee. Non ci succedeva dal 2018-19, quando la Conference non c’era ancora, e non riuscimmo a piazzare nessun club tra le migliori quattro in Champions ed Europa League. La sensazione, però, è che oggi non stiamo vivendo un episodio, un’eccezione, ma la dura realtà dei fatti. Andiamo piano. Troppo piano rispetto agli altri. Ieri la differenza di ritmo, agonismo, tecnica si è vista tutta in Aston Villa-Bologna e Fiorentina-Crystal Palace. Normale contro la ricchissima Premier, direte voi. Alt, replico io. Abbiamo visto la Nazionale andare a casa con la Bosnia, l’Inter capolista perdere due volte su due con i norvegesi del Bodo, la Juventus uscire con i turchi del Galatasaray, il Napoli non superare nemmeno il girone di Champions. No, non è semplicemente un’ammissione di inferiorità davanti all’Inghilterra che spende molto di più.
La nostra crisi è molto più profonda, diffusa e, temo, destinata a protrarsi per un po’ di tempo.
E non sono solamente i risultati a dircelo. In fondo, negli ultimi anni abbiamo visto l’Inter andare in finale di Champions in due occasioni, l’Atalanta vincere l’Europa League, la Roma alzare la Conference, a cui la Fiorentina è invece andata vicinissima per ben due volte. Quando siamo riusciti a tenere il livello di ritmo e agonismo, ce la siamo giocata. Il campionato attuale, però, mi sembra aver abbassato i giri del motore. Gli arbitri fischiano troppo, di talento ne vedo sempre meno. Non a caso, quando chi fa bene da noi si trasferisce all’estero, fatica da matti nella maggior parte dei casi . E viceversa, i McTominay, gli Hojlund o i Malen che giocavano sì e no altrove, in Serie A fanno la differenza, segnano, addirittura dominano a livello fisico. Significa che vanno in contesti dove per loro è più facile. E qui, permettetemi di aggiungere una postilla su come difendiamo. O meglio, su come non sappiamo più difendere.
Un tempo, quando le squadre italiane soffrivano un gap qualitativo con le altre, compensavano con l’arte della difesa. Eravamo i maestri in Europa e nel mondo. Oggi, pensiamo a impostare con i centrali, partendo dal basso, ma... ci facciamo più che altro male da soli. E di difensori veri non ne produciamo più. Andatevi a vedere i gol subiti ieri sera a Birmingham dal Bologna... Cosa possiamo fare, allora, per invertire la rotta? Non abbiamo i volumi di spesa della Premier, ma quando vedo dove è arrivato il Bodo Glimt in Champions o il Friburgo in Europa League, sono costretto a riflettere se il nostro problema sono davvero i soldi. Io penso di no, o almeno non del tutto, perché le nostre squadre hanno comunque investito parecchio.
Piuttosto, dobbiamo tornare a privilegiare la tecnica sulla tattica, possibilmente alzando il ritmo, perché gli altri vanno al doppio e fanno viaggiare il pallone al doppio della velocità. Non fraintendetemi, la tattica è importante, non sto chiedendo di buttare il bambino con l’acqua sporca. Ma dobbiamo produrre calciatori individualmente migliori, di personalità e liberi di esprimere il proprio talento, la propria fantasia, senza essere ingabbiati da dogmi senza senso. L’ultimo appello lo rivolgo agli arbitri. È una mia vecchia battaglia: bisogna lasciar correre di più, smetterla di punire ogni contattino, dare più ritmo alle nostre partite. Perché poi quando usciamo dai confini nazionali, si nota che non siamo abituati a certe velocità".
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