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Caressa: “Italia, nessuna continuità. Ecco i miei nomi per il ruolo di presidente e CT”
Cambiare tutto per non cambiare niente. Con una frase dal Gattopardo, Fabio Caressa torna a parlare quanto sta succedendo attorno alla Nazionale italiana dopo le dimissioni di Gabriele Gravina. Nessun ritorno al passato per il giornalista. Si parla di un possibile ritorno di Abete, oggi alla presidenza della LND, in seno alla Federazione.
Ma il giornalista di Sky non ha dubbi: «Non ci deve essere linerarità e continuità con il passato. Con tutto il rispetto per il passato e per Abete che ha rassegnato le dimissioni nel 2014 quando è cominciato tutto questo. Sarebbe la chiusura di un cerchio che non deve esserci. Il rinnovamento deve essere vero. Adesso decidessero con calma come farlo. C'è tempo fino a giugno ma temo un po' per esempio per la questione arbitrale dato che c'è un campionato ancora in corso».
«Dopo che abbiamo visto come ha funzionato l'Olimpiade un mio candidato ce l'ho ed è Giovanni Malagò perché come presidente del Coni e capo struttura delle Olimpiadi invernali ha avuto successo, è indubbio. La strada più logica porta al suo nome. Ci sono stati forse contrasti con la politica ma appianati e ha la forza per le riforme promesse e mai attuate», ha aggiunto.
Il peso delle diverse leghe: «Ci deve essere una spinta comune verso il cambiamento. Ci sono riforme da fare subito perché le conseguenze le vedremo tra anni. C'è da interlocuire con la plitica perché delle cose andranno cambiate. Molto importante che non inizino i giochi politici. Credo che un uomo come Malagò non sarebbe disposto a manfrine. Ora si cambia oppure tutti vanno a fondo? Se ricominciamo come prima e le elezioni devono essere legate ai giochi di scambio non cambia niente. Per questo dico che serve uno Stato generale del calcio. Io sono pronto per ospitare tutti a Sky. Perché serve togliere fuori delle idee, capire come si può imporre nelle rose i giocatori italiani. Non ci possono essere squadre che sui primi 18 italiani non hanno un italiano. La facilitazione dell'impiantistica sportiva. Le località che possano avere piccoli campetti a basto costo dove tutti possono giocare liberamente. Ci sono modelli diversi, come quello tedesco e quello spagnolo. I giovani che devono lottare per evitare la retrocessione. Dovremmo dare dei voti alla crescita delle società, quanto producono, quanto danno al calcio. Se parli con i dirigenti delle squadre dilettantistiche o ad allenatori di base queste cose emergono, come è possibile che non si sia fatto niente. Evidentemente il sistema non ha voluto cambiare e questo mi preoccupa», ha aggiunto.
«Buffone le dimissioni? Sono certo, ci metto due mani sul fuoco, che lui voleva dimettersi post partita con la Bosnia e che gli è stato chiesto di aspettare per motivi incomprensibili e sbagliati. Sono sicuro che si sarebbe dimesso dopo la mancata qualificazione, ne conosco lo spessore da tutti i punti di vista. Gli è stato chiesto di non farlo. Come sono sicuro di Gattuso che secondo me in quel momento soffriva e basta e se avesse avuto la lucidità di andarsene l'avrebbe fatto subito. Adesso il nuovo presidente dovrà trovare in fretta il nuovo ct. I miei due nomi sono: Ancelotti quando finisce il Mondiale del Brasile. Andiamo da Carlo e gli diciamo di venire ad allenare l'Italia. Poi tutti i nomi che si fanno: Allegri, Conte, Mancini nessuno si tirerà indietro anche sanno che è un momento clou e perché sanno che peggio di così non si può fare. Non è una panchina che scotta più di tanto in questo momento. Ma direi di aspettare la fine dei Mondiali. Visto mai che prendi il ct campione del mondo (e si riferisce di nuovo ad Ancelotti.ndr)».
(Fonte: SS24)
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