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CorSera – Arbitri sgraditi all’Inter? Zero risultati da intercettazioni. E il Gip disse basta
«Loro non lo vogliono più vedere», quel certo arbitro. «Loro». Che non è il film di Sorrentino sulle trasfigurate vicende del berlusconismo. Ma un pronome che dopo un anno la Procura non è sinora riuscita a trasformare in un nome e cognome.
Un «loro» che, da quando fu pronunciato in una intercettazione dell’aprile 2025 tra il designatore arbitrale della serie A Gianluca Rocchi e il supervisore del Var Andrea Gervasoni, resta in cerca di paternità nella galassia Inter: al punto che — senza che si sia saputo — a un certo momento l’estate scorsa il gip dell’indagine disse basta alla Procura, e smise di autorizzare le proroghe delle intercettazioni con le quali il pm per settimane aveva sperato di arrivare all’identificazione. Un «loro» al quale da 13 mesi è comunque appesa l’ipotesi di frode sportiva formulata nell’invito a comparire notificato a Rocchi dieci giorni fa, e non raccolto dal dirigente che ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Per cercare di identificare quel «loro», la Procura nella primavera 2025 chiede e ottiene dal gip su alcuni bersagli altre settimane di intercettazioni, che tuttavia non portano alcun risultato agli inquirenti: tanto che a un certo punto all’inizio dell’estate 2025 il gip dice basta alle intercettazioni, negando al pm la proroga dell’autorizzazione alle captazioni di cui ravvisa interamente spremuta ed ormai essiccata l’utilità investigativa.
L’impasse sull’identità del supposto emissario interista non viene sciolta neanche dalle audizioni di testi nei mesi successivi, come conferma il fatto che dieci giorni fa l’invito a comparire a Rocchi continuasse a fare riferimento al «concorso di altre persone» non identificate.
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