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fcinter1908 ultimora Inter, i segreti e la debolezza di Chivu: tre parole lo descrivono bene

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Inter, i segreti e la debolezza di Chivu: tre parole lo descrivono bene

Gianni Pampinella
Gianni Pampinella Redattore 
Il tecnico nerazzurro ha centrato uno storico scudetto alla sua prima stagione sulla panchina dell'Inter

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Sullo scudetto numero 21 dell'Inter c'è la firma di Cristian Chivu. Chiamato a ricomporre i cocci di uno spogliatoio spaccato, il tecnico nerazzurro è riuscito nell'impresa quasi impossibile di guidare la squadra in una cavalcata trionfale culminata con la conquista del tricolore.

"C'è una parola che si trova solo sui dizionari e nelle dichiarazioni di Cristian Chivu: premurosità. Nell'accezione dell'allenatore, più ampia rispetto alla definizione della Treccani, significa avere cura di tutto: del contesto e del rischio, delle variabili possibili, del senso di sé e dei meriti altrui. È per premurosità che il tecnico, vincitore dello scudetto alla prima stagione intera da professionista, ha lasciato la conferenza stampa del trionfo ai suoi collaboratori. E così ha evitato di farsi i complimenti da solo. Dopo la vittoria, a parlare, prima dello staff, sono stati i giocatori. Anche perché Chivu era scivolato in spogliatoio per festeggiare con un paio di sigarette, una debolezza che ammette: «Sì, sono andato a fumare: chiedo scusa, ma ognuno ha i suoi vizi».

"A Parma, i tifosi la sera lo vedevano passeggiare per le vie del centro sigaretta in bocca. «Lo avrebbero voluto fermare, per ringraziarlo e incoraggiarlo, ma lo lasciavano in pace. Capivano che era il suo momento», racconta chi è stato vicino a lui nei tre mesi di apprendistato alla Serie A nella scorsa stagione. Cristian non è tipo da abbuffarsi. A pranzo non mangia quasi nulla. Per il resto ci sono la famiglia, tanto calcio e gli amici. Premurosità significa controllo e capacità di prendersi le proprie responsabilità. Chivu ha usato la parola per lodare Bastoni, quando ha ammesso l'errore dell'esultanza dopo l'espulsione ingiusta di Kalulu, e Barella, che ha ammesso il proprio momento difficile prima e dopo la maledetta eliminazione ai play-off della Nazionale con la Bosnia".

"Non è superstizioso, detesta gli alibi, lavora per allentare la tensione — i giorni liberi che concede alla squadra sono uno strumento prezioso — ma non accetta i cali di attenzione. È questa, coraggio, la seconda parola che meglio descrive Chivu. La terza è psicologia. «Ho rischiato di morire e ho dovuto parlare con me stesso. Lì ho perso l'ego. Adesso c'è il gruppo». Quello dei suoi giocatori, che ballano in spogliatoio. Quello dei suoi collaboratori, raggianti dietro al tavolo delle conferenze".

(Repubblica)