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Malagò infastidisce Abodi: “La politica non deve occupare il calcio”. Il Ministro replica stizzito
In pratica non se le sono mandate a dire. Giovanni Malagò è il candidato che la Lega Calcio Serie A ha proposto per la presidenza della FIGC. In attesa che accetti il mandato che gli hanno affidato quasi tutti i club del massimo campionato italiano, l'ex presidente del Coni è intervenuto questa mattina all'evento de Il Foglio a San Siro. E c'è stata una sua frase non apprezzata dal Ministro per lo Sport Abodi.
«Ho sempre sostenuto che la politica, più passa il tempo e più è indispensabile che si occupi dello sport e, soprattutto nello specifico, che si occupi del calcio. Poi il lessico del concetto 'si occupi' si può trasformare nel senso dell'infinito. Una cosa è che si occupi, una cosa è che occupi. Questo è il punto centrale di tutta la questione», ha detto Malagò nel suo intervento.
Poco dopo è arrivata la replica stizzita del Ministro: «Commissariamento il percorso migliore per rifondare il calcio? Non lo so. Se oggi riuscissimo in un confronto con le componenti a raccogliere un consenso sulla base di un programma che deve essere la risultante dei programmi, non abbiamo bisogno dello strumento. Però non vedo convergenza sull'obiettivo. Quindi possiamo pensare a qualunque cosa», ha detto.
E poi è entrato proprio nel merito delle parole di Malagò e della scelta della Lega Serie A di fare il suo nome: «Poi c'è anche la suggestione, della quale siamo tutti consapevoli, che il ministro possa fare tutto e quindi, comunque, pago pegno a prescindere dalla responsabilità. Mi sta anche bene, per carità, e non ho nessuna voglia di invadere. Sono sinceramente infastidito da questa cantilena: 'La politica si deve occupare dello sport, ma non deve occupare lo sport'. La dobbiamo un po' piantare».
Qua non c'è nessuno senza responsabilità. Ma io quando prendo la parola di fronte a una mia sconfitta, ed è successo, penso alle mie responsabilità, non al fatto che ci sia qualcun altro che ne abbia. Questo sistema, che non è un sistema, ha dimostrato nel tempo, così come è stata disegnata la governance, di non saper contemperare le esigenze di tutti. E allora io mi prendo le mie, perché sicuramente ne ho e sono pronto a parlarne. Ma io non posso pensare di incontrarmi comunque con delle componenti che la prima operazione che fanno è indicare un presidente, perché vuol dire non aver capito che la responsabilità non è del presidente Gravina, o non è solo del presidente Gravina. Il quale, per quanto mi riguarda, è semplicemente stato l'emblema di un contesto che evidentemente non è riuscito a trovare delle soluzioni».
(Fonte: Skysport)
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