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Meani: “Inchiesta Rocchi? Niente in confronto a Calciopoli, Inter non rischia. Io fui intercettato ma…”
Su CRC, radio partner della SSC Napoli, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello” è intervenuto l’ex addetto arbitri del Milan Leonardo Meani. Queste alcune delle sue considerazioni sulla bufera che riguarda il mondo degli arbitri: "Caso Rocchi come Calciopoli? È difficile fare dei paragoni e dare dei giudizi su un’inchiesta che è poco chiara e di cui non si sa neanche nulla di concreto, chiaro e descritto come nel 2006.
Ad oggi non sappiamo cosa abbia tra le mani il Pubblico Ministero Ascione, mi sembra che sia tutto più tranquillo e all’acqua di rose rispetto all’anno di Calciopoli, ma preferisco astenermi dal fare valutazioni su una cosa che non conosco e di cui si sa poco e non si ha un parametro di giudizio preciso. Mentre ai tempi di Calciopoli uscì il libro nero del calcio, adesso l’oggetto del contendere non c’è ancora, quindi tutto è molto più difficile.
Facciamo attenzione! Il calcio è una cosa preziosa, importante e bella. Non lanciamo bombe che rischiano di esplodere e rovinare questo sport poiché rischiamo di trovarci a sparare sul passerotto che si trova sulla pianta e buttiamo giù tutta la pianta. Cerchiamo di non fare del male a questo sport che già ne ha subito tanto. Come è emerso, non ero solo io che parlavo con Bergamo e Pairetto poiché lo facevano tutti solo che qualcuno è stato pizzicato mentre qualcun altro no. Era un modo più diretto di parlare e lamentarsi con i designatori e gli addetti su un problema che era sorto.
Non avevo sentore che Moggi avesse nelle mani il potere arbitrale, altrimenti sarebbe un’offesa alla mia intelligenza. Nessuno può parlare con un arbitro o un designatore, è un reato penale da configurare come frode sportiva. In questi giorni mi sono posto una soluzione al problema che è sorto 20 anni fa e che c’è anche oggi, siccome ci sono tanti arbitri benemeriti nelle sezioni arbitrali che hanno arbitrato in Serie C e interregionali e hanno smesso di arbitrare, propongo di creare con quelli un gruppo di persone e li mettiamo a fare i referenti che possano ricevere e accogliere l’arbitro allo stadio e accompagnarlo nello spogliatoio così da evitare tutti gli eventuali contatti con le società ed eventuali osservatori o lo stesso designatore che va a vedere la partita.
Questo può essere un sistema per tagliare una forma di cordone. Le critiche ci possono stare poiché l’arbitro può sbagliare e commettere errori. Il problema è quando esse sono comprovate e sussistono casi in cui i designatori non mandino gli arbitri ad arbitrare certe partite perché altrimenti i vertici delle società si arrabbiano, questa è una portatura e non è più una lamentela. Se io mi lamento di un arbitro in televisione è una cosa. Se la giustizia sportiva si lamenta di un arbitro, la situazione cambia. Il succo è lo stesso, ma la situazione cambia. L’ipocrisia di fondo è questa, il designatore spesso tutela anche un arbitro a non mandarlo ad arbitrare una partita dove potrebbe essere in difficoltà.
Rischi per l’Inter? Come ho detto prima, non conosciamo le carte, ma, parlando da profano, se queste sono le carte per me i nerazzurri non rischiano niente. L’unica cosa che è emersa è quella di Rocchi che parla con Gervasoni dicendo di aver parlato con l’addetto arbitri dell’Inter. Non è una prova provata. Non è come la mia intercettazione telefonica dove io dissi al telefono di mandarmi due intelligenti a San Siro da dove si scatenò tutto il problema. Per Calciopoli fu uno dei pochi a pagare nel mondo arbitrale poiché fui insieme a Moggi intercettato. Ascoltarono le mie telefonate, ma avrei voluto sentire tutte le telefonate del mondo del calcio e vedere cosa sarebbe successo".
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