Così Alberto Polverosi, editorialista del Corriere dello Sport, nell'analizzare la vittoria alla prima dell'Inter contro il Monza
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Scegli Fcinter1908.it come tuo sito preferito su Google: clicca qui"Due Inter al debutto. La prima falsa, la seconda vera. La prima un filo spocchiosa come non è mai stata, la seconda cattiva come è sempre stata. E quando l’Inter è se stessa, non ce n’è per nessuno". Così Alberto Polverosi, editorialista del Corriere dello Sport, nell'analizzare la vittoria alla prima dei nerazzurri contro il Monza. Si legge: "Se poi la prima squadra della Serie A gioca contro l’ultima arrivata, in ordine cronologico, basta aumentare ritmo, intensità e, come detto, cattiveria, che ogni difficoltà si dissolve grazie al più robusto spessore tecnico. Le difficoltà nerazzurre del primo tempo si erano inaspettatamente mostrate, tanto da lasciare una strana impressione, non proprio positiva e non proprio da vecchia Inter.
L’impressione è che dopo sei minuti, dopo un gol realizzato con una legnata da 25 metri di Calhanoglu e costruito con quattro passaggi, tutti verticali tranne l’ultimo di Diouf, l’Inter abbia immaginato una superiorità maturata per diritto divino nei confronti del Monza. Siamo l’Inter, abbiamo segnato subito un gran gol, voi siete il Monza, siete arrivati in A dopo i playoff, quindi... Invece, sull’1-0 la partita ha preso una direzione opposta: l’Inter non ha più cercato di chiuderla mentre il Monza, nonostante il disavanzo tecnico, ha provato a riaprirla. E c’è riuscito proprio quando la squadra di Chivu si era definitivamente adagiata su se stessa, aveva abbassato il ritmo e lasciato spazi abbondanti al contropiede di Juric. Varela ha fatto un bel gol, il terzo nelle prime due partite ufficiali, sfruttando da vero bomber il corpo di Akanji, si è appoggiato, gli ha girato intorno e ha fatto secco Josep Martinez con un diagonale sul secondo palo.
L’impressione di un imprevisto e improvviso disagio nerazzurro si è arricchita di altri particolari, come le due ammonizioni di Calhanoglu e Lautaro Martinez. Quella superiorità immaginata dai campioni d’Italia nei primi 45' aveva preso corpo solo in occasione del gol, mai dopo, nonostante la scelta di Juric di marcare a uomo in ogni zona del campo. A Chivu non era piaciuto l’atteggiamento della sua squadra, aveva una brutta faccia in panchina. Nell’intervallo qualcosina avrà detto ai suoi ragazzi visto che a inizio ripresa non c’era più l’Inter morbidona del primo tempo, ma era tornata la vecchia Inter che ha cominciato a giocare come se davanti non avesse più il Monza, ma il Barcellona o il Manchester City. Va detto che il 2-1, dopo tre minuti, è arrivato grazie a una respinta sbagliata di Pizzignacco, ma era già cambiato lo sguardo dei campioni d’Italia, era di nuovo l’Inter che abbiamo conosciuto e ammirato nel campionato scorso. Dura, concreta e in certi momenti anche bella.
Come bello, anzi, proprio da applausi, è stato il gol di tacco di Pio Esposito sul secondo assist di Diouf. Alla prima giornata di campionato, questa è la notizia più confortante per Roberto Mancini (che di gol di tacco se ne intende). Pio è una forza della natura, non si arrende mai, in area di rigore è leone e gazzella, è di marmo e di gomma, può giocare con le spalle alla porta o con la porta in faccia e soprattutto è già in condizioni eccellenti. Sul 4-1 c’è stato lo spazio per il debutto di Stones (centrale, ovviamente) al posto di Akanji e per quello più sentimentale (ma non solo sentimentale) del giovane Stankovic. Dejan era diverso, ma anche l’erede promette bene.
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